“Poi comincia er tormento de la scola”

Così  G.G.Belli al v. 5 del sonetto “La vita dell’omo”. La sublime inafferrabilità dell’anima belliana ci impedisce  di sapere fino a che punto il Poeta esprima qui i suoi pensieri o voglia echeggiare una delle mille voci che salivano dal ventre della plebe romana.

Certo è che “la scola” qualche tormento lo dà. A tutti.

Ai genitori che di anno in anno sembrano perdere sempre di più l’ancoraggio a modelli educativi condivisi tra scuola e famiglia e che finiscono spesso per “pretendere” dall’istituzione una supplenza impossibile sul terreno della motivazione, delle prospettive, dell’equilibrio dei loro figli che crescono.  

Agli studenti, forse “indignati”, certo assai poco arrabbiati per quel che sta loro accadendo e che potrebbe accadere in futuro se la “vision” della politica non cambia e se la politica non torna ad essere non già professione e autoconservazione, ma servizio reso alla comunità in termini di progetto intergenerazionale.

Al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, al quale si chiedono competenze sempre più raffinate ed estese e nello stesso tempo si negano forze e risorse.

Agli insegnanti, che occupano il punto focale dell’intero sistema e ai quali, al di là degli irridenti omaggi formali e a fronte di compiti di anno in anno più complessi e difficili, si tolgono risorse, spazi di formazione, dignità sociale.

Sono queste le riflessioni da fare all’inizio di un nuovo anno scolastico? Credo che la forma migliore per incoraggiare tutti a rimboccarsi le maniche e a lavorare sodo sia quella di dire la verità – o almeno quella che si ritiene tale.

Ciò può contribuire a risvegliare le giovani generazioni  dalla letargia in cui sembrano essere sprofondate e dalla quale si risvegliano solo officiando i triti riti  autogestionari o occupatôri di Brumaio,  destinati a svanire sotto l’albero di Natale. La verità è che c’è estremo bisogno di lucidità e di consapevolezza. Nell’ultimo trentennio siamo vissuti nella grande illusione di un benessere senza fine, alimentato da consumi fatui e da una finanza che è diventata, per scelte politiche planetarie ben precise, fine a se stessa e senza più contatti con la produzione materiale dei beni. Quella bolla iridescente che ci ha contenuti – noi occidentali in generale e noi italiani in particolare – è scoppiata e adesso siamo insieme a tutti gli altri, senza  muri che ci proteggano, costretti a ritrovare il nostro ruolo nel contesto di un mondo globalizzato e di straordinario dinamismo (vedi, ad esempio, oltre alla solita Cina, l’India, il Brasile)

In questa prospettiva la nostra scuola potrebbe avere un ruolo insostituibile. Dico “potrebbe” perché troppa retorica si è adoperata per affannarsi a descriverne e affermarne l’assoluta importanza salvo poi a farne il capro espiatorio di sbagliate e dannosissime politiche che durano ormai da diversi lustri.

La conditio sine qua non è che si torni a parlare di “doveri” oltre che di “diritti”, che si torni a pensare alla scuola non come una sorta di sinecura, di accogliente recinto in cui tutti – prima o poi – troveranno la via d’di uscita, ma come ad una autentica palestra di saperi (con annesso sudore!), che non disperda, ma orienti. Che si torni a considerare la scuola come il principale ascensore sociale a disposizione dei ceti esclusi e quindi a riqualificarla con il ripristino delle regole e della qualità degli studi. Nessuna scuola è tanto antidemocratica quanto una scuola facile e che poco pretende.

Con oltre il 42% di studenti iscritti ai licei, il nostro paese rischia di essere una grossa testa (ammesso che ne abbia le caratteristiche) sorretta da un corpo esile ed esangue. C’è bisogno urgente di rivitalizzare tutti i canali dell’istruzione tecnica e professionale, di ridare smalto ai valori legati al mondo del lavoro. C’è bisogno che si scenda dalle nuvole televisive e dalla pletora delle professioni connesse per tornare ad essere un paese di grandi ingegneri, di grandi fisici, di grandi chimici, di grandi matematici, di grandi biologi, di grandi filologi, storici e filosofi, come siamo stati fino ad epoche non lontane, ma anche di straordinari tecnici, che tutto il mondo industrializzato ci invidia(va).

E’ un avvenire difficile, ma, come tutte le sfide, anche pieno di senso e di felicità. Spero che su questo meditino i nostri studenti, le loro famiglie e noi tutti.

Buon anno.

5 Commenti a ““Poi comincia er tormento de la scola””

  1. cri61 scrive:

    E’ veramente un piacere poter leggere articoli cosi’ chiari e che condivido totalmente.
    Spero che possano essere letti anche e sopratutto dai nostri ragazzi .
    Dovrebbero far tesoro degli argomenti cos’ bene esposti e cominciare a pensare al loro futuro!!!….SERIAMENTE
    Grazie
    Cristina de Longis (Grandi)

  2. Gabriele Paruzza scrive:

    Amo da sempre dibattere e discutere, amo far valere le mie ragioni, ma non sono assolutamente geloso di esse, anzi. Mi rinfranca esprimere le mie opinioni e sapere che qualcun altro ha fatto proprie delle ragioni che appartengono anche a me. Sono arrivato ad una conclusione, che più che altro profuma di speranza: parlare, scrivere, dibattere, discutere, riunirsi, organizzarsi e parlare, scrivere, dibattere, discutere, riunirsi, organizzarsi. In una parola conoscersi. Conoscere se stessi, prima di tutto, e poi conoscere gli altri. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza, tanta. Non è facile, per niente. Bisogna volere per potere, è questo secondo me il dilemma. Volere veramente, volere fervidamente. Serve tempo, come detto, e ne abbiamo sempre di meno, proprio per questo bisogna farlo fruttare, utilizzarlo attentamente. Ha scritto delle cose giuste, che più giuste non si può. Quando parla di sudore ha perfettamente ragione, potessi tornare indietro studierei almeno 3 volte di quanto ho studiato nei miei cinque anni di liceo. Questo le fa immaginare quanto mi sia impegnato in questi anni… Non lo farei tanto per dovere, quanto per piacere. Sapere è piacevole e appagante, mi fa sentire forte, potente, valoroso.
    “Goditi la scuola finchè sei in tempo”, mi dicevano, non capivo, ora sì.
    Insegnare è affascinante, solo con una grande capacità di imparare si può. Non siamo in pochi ad avere le idee chiare per quanto riguarda la nostra società. Il fattore penalizzante è il metodo comunicativo, oggi basato sul primo impatto, sulla prima impressione, sull’apparenza.
    La frutta buona è quella col verme e il motivo c’è ed è inconfutabile, come tutto ciò che ha scritto lei. Basta che ci sia qualcuno che lo sa e qualcuno che vuole saperlo e che entrambi si riuniscano e si organizzino, insieme.
    Sono con lei, le do la mia completa disponibilità, sperando di riuscire ad organizzare qualcosa di concreto prima o poi ed invitarla.
    Con affetto e stima, Gabriele

    • Claudio Salone scrive:

      Caro Gabriele, ti ringrazio del tuo commento, molto intenso e vero. Se la nostra scuola ha contribuito, seppure in minima parte, a farti diventare quello che sei e quello che dici, permettimi di esserne orgoglioso e felice. Mi piace molto questo tuo “volere fervidamente” e spero che il tuo fervore sia contagioso tra i ragazzi della tua generazione, vittime spesso incolpevoli di annose e disastrose scelte politiche, cui va posto presto rimedio. Detesto come te la frutta perfettamente tonda e regolare che si è spesso costratti a comprare nei supermercati e voglio crederti quando dici che “non siamo in pochi ad avere le idee chiare per quanto riguarda la nostra società”. E allora, forza, voliamo alto. Sarò lieto se tu mi terrai al corrente delle iniziative che intraprenderai.

  3. GianLuca scrive:

    Quanto di quello che penso io oggi sia stato influenzato dalle cose ascoltate trenta anni or sono dal mio stimato professore di Greco e da altri (pochi) illuminati precettori che ho incontrato nella mia vita non so, ma certo è che vi è assoluta identità di vedute sui temi trattati.
    Ci sono anch’io all’appello di volare alto, per non subire e basta la decadenza prima sociale e poi politica a cui assistiamo ogni giorno.
    Ognuno di noi può contagiare chi ci circonda del sano virus del rifiuto dell’omologazione alle deteriorate consuetudini oramai radicate nella nostra società.
    L’impegno ad essere migliori, a non subire l’offesa della superficialità dilagante, quando non della disonestà, anche solo intellettuale, è il più efficace esempio per le nuove generazioni che noi genitori cresciamo dentro le nostre case e che la scuola ospita nelle sue aule.
    Un abbraccio.
    Gian Luca

  4. irene scrive:

    Come al solito, concordo su tutto. E vorrei fare un passo avanti.
    Se la conditio sine qua non per restituire senso e valore alla scuola consiste nel

    • tornare a parlare di doveri oltre che di diritti,
    • tornare a parlare della scuola non come accogliente recinto ma
    come palestra di saperi,
    • ripristinare regole e qualità degli studi

    e se ( al netto di Governo, Ministro dell’Istruzione e burocrati, che in questo momento sembrano trovarsi in conflitto di interessi rispetto alla scuola pubblica ) la situazione attuale tormenta genitori, studenti, personale amministrativo e docenti,

    allora, cosa concretamente devono modificare, ciascuno nel proprio ruolo, genitori, studenti, personale amministrativo e docenti perché si realizzi quella condizione senza la quale la scuola pubblica continuerà ad andare verso la disintegrazione?

    Più esplicitamente:

    A. Quali doveri precisamente genitori, studenti, personale amministrativo, docenti pensano che spettino a:
    • genitori
    • studenti
    • personale amministrativo
    • docenti?

    B. Che cosa precisamente intendono per “scuola = palestra di saperi”

    • genitori
    • studenti
    • personale amministrativo
    • docenti?

    C. Che cosa precisamente pensano di dover cambiare nel proprio agire quotidiano

    • genitori
    • studenti
    • personale amministrativo
    • docenti

    per ripristinare regole e qualità degli studi?

    Un’osservazione sull’affermazione finale del Preside: “E’ un avvenire difficile, ma, come tutte le sfide, anche pieno di senso e di felicità”.
    Quando Padoa Schioppa disse che – cito a memoria – pagare le tasse era una cosa bellissima, molti si indignarono e molti altri fecero tanta ironia. Ora gli uni e gli altri vedono anche il loro benessere minacciato dal debito pubblico.
    Sì, credo che tutti noi dobbiamo riflettere quando vengono pronunciate parole di saggezza.

    Buon anno scolastico!

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento