Ringrazio il prof. Michele Passante per la segnalazione e provo a rispondere.
Le argomentazioni di Irene in merito alla valutazione degli insegnanti sono – come sempre, del resto – sensate e condivisibili. Perché allora ostinarsi a cercare indicazioni “reperite in modo non logico”?
Perché in buona sostanza ci troviamo in una fase largamente sperimentale del mezzo di consultazione di cui stiamo parlando, una fase in cui abbiamo considerato prioritario, pensando soprattutto agli studenti e alle famiglie entrate all’Aristofane quest’anno, il sollecito avvio/riavvio di un meccanismo ancora poco familiare nella nostra comunità, quale è quello di una valutazione del servizio on-line, con l’utilizzo di password all’interno di un’area riservata. Un meccanismo che avremmo intenzione di espandere ad altri settori; ad esempio, quello delle comunicazioni tra genitori e docenti.
Ciò ha reso necessario agire in tempi brevi e utilizzare schede e items della precedente consultazione.
Si è trattato dunque di perseguire, se si vuole, un “metaobiettivo” più che l’obiettivo di una valutazione “rigorosa” del servizio.
Purtroppo le risposte pervenute finora (80 all’incirca su un potenziale di quasi duemila) ci fanno ben comprendere come sia ancora lunga la via da percorrere e quindi come sia importante, correndo anche il pericolo di muoverci nella famosa notte schellinghiana di cui parla Hegel, avviare un primo contatto semplificato con i nostri potenziali interlocutori. Voglio essere provocatorio: le nostre schede di valutazione non sono troppo generiche, bensì troppo complesse per un approccio valutativo di primo livello come il nostro di oggi. Avremmo dovuto renderle ancora più schematiche e sintetiche. Forse in questo modo avremmo potuto ottenere una partecipazione più ampia, che è, torno a ripetermi, il nostro obiettivo prioritario di prima fase.
Venendo al merito del discorso di Irene e riassumendo: il consiglio di classe dovrebbe essere il soggetto/oggetto della valutazione. Come non essere d’accordo? Nè mi pare si tratti, in questo caso, di rischiare una valutazione “personalizzata”. Esamineremo con attenzione la cosa per il questionario di fine anno. Sono graditi sugerimenti, anche pratici. Mi permetto tuttavia di dire che, anche qui, dobbiamo procedere per gradus. Già il fatto che la quasi totalità dei consigli di classe della nostra scuola abbiano scelto quest’anno liberamente di avvalersi di un modello analitico comune di programmazione e di una tabella tassonomica condivisa, oltre che, pur se non in tutti i casi, di una tabella sinottica diacronica con la scansione programmatica dei contenuti disciplinari nel corso dell’anno, dimostra un’apprezzabile sensibilità al tema, sensibilità che andrà certo ulteriormente verificata e sviluppata, ma che costituisce un buon punto di partenza.
La valutazione trasparente: ritengo comunque possibile che i genitori ricevano quantomeno l’eco di una prassi didattica, possano cioè sapere se l’insegnante riconsegna i compiti corretti in tempo debito, se spiega i motivi del voto, se distingue tra valutazione formativa e valutazione sommativa (tutti elementi contenuti nella programmazione di classe). Altrimenti abbiamo aggiunto – ed è una novità importante – la casella “non so”. Il numero di “non so” ci farà comprendere molte cose.
Diffusione on-line del documento di programmazione del consiglio di classe: trattandosi di uno strumento tecnico-operativo interno al percorso della classe, non ne vedrei l’utilità, visto che i rappresentanti dei genitori e degli studenti ne sono a conoscenza e lo hanno condiviso. Inoltre sul sito compaiono le programmazioni di dipartimento, che costituiscono l’orizzonte didattico cui riferirsi.
A questo punto, semmai, bisognerebbe riflettere sull’attuale condizione operativa dei consigli di classe e più in generale degli organi collegiali nella scuola; per dirla in sintesi, sullo “Spirito del ’74″, ormai largamente affievolitosi, nella prassi prima e più ancora che nelle proposte di riforma oggi sul tappeto. Un’analisi attenta del disegno di legge Aprea potrebbe essere molto utile.
Infine: quello che posso dire è che continueremo a lavorare perché i dati comunque acquisiti siano davvero utili – soprattutto quelli di “sgradimento” – perché crediamo al valore della partecipazione. Lo faremo anche in modo rozzo, cercando di leggere tra le righe, cogliendo il mood - che non vuol dire una generica media - non stancandoci di dialogare, di osservare, di suggerire, come Irene puntualmente ha fatto, fa e spero continui a fare.
A proposito dello “Spirito del ’74″.
Ricordo come fosse ieri il lancio della parola d’ordine “riflusso” sul Corriere della Sera: era il 1982?
Siamo rifluiti, molto e molto a lungo, e forse siamo stati (stiamo ancora?) anche piuttosto bene “all’asciutto”, per molti anni lontani dalle Onde.
E allora cosa rappresentano oggi questi strumenti di partecipazione, gli organi collegiali?
A me piace molto pensarli come un posto, una piazza, una sala condominiale, un posto che si può usare o anche non usare per incontrarsi e partecipare, ma che è importantissimo che ci sia, e che rimanga aperto anche quando non si ha voglia/tempo/necessità di usarlo.
Un posto dove si può parlare dei problemi comuni, delle soluzioni comuni, in cui ci si deve necessariamente rispettare quando la si pensa diversamente, in cui alla fine c’è anche una maggioranza, in cui si scambiano informazioni, in cui si confrontano diverse visioni del mondo.
Un posto in cui possiamo ricordarci di cosa parliamo quando parliamo di democrazia.
Gli organi collegiali nella scuola non sono oggi l’espressione di una potente spinta dal basso, come fu in quegli anni, ma sono una preziosa eredità, magari chiusa in un cassetto o in cantina, ma sempre pronta all’uso, previa una solenne rispolverata.
Potremmo chiederci perchè proprio la scuola debba mantenere aperti questi spazi, e credo che molti docenti se lo chiedano: perchè non deve poter essere sufficiente per un insegnante svolgere bene il proprio lavoro, ma si è tenuti invece ad affrontare anche questo confronto con i genitori e gli studenti?
L’insieme dei genitori e dei docenti di ragazzi che studiano insieme, in fondo – volente o nolente – è una comunità, una comunità che si è scelta solo in parte e che in fondo è un po’ lo specchio di qualsiasi altra comunità alla quale ciascuno di noi appartiene.
A me pare cosa buona e giusta che la scuola sia un posto in cui si impara/reimpara anche la democrazia, la trasparenza, la partecipazione; mi pare bellissimo che ciò avvenga proprio dove viene posta al centro la persona, il suo sviluppo, il suo ruolo nella società, il futuro.
Una palestra di educazione civica, sempre aperta.
Mi rendo conto che spesso e volentieri non è e non è stato questo, che spesso i rappresentanti di classe – ad esempio – sono solo i primi due/uno/nessuno che accettano (magari per pulsioni proprie) di soccombere all’incombenza (con gran solliveo degli altri genitori “scampati”), salvo poi attestarsi sul minimo sindacale.
Dobbiamo desumerne l’inutilità dello strumento di partecipazione? Non credo, visto che questo strumento resta comunque a disposizione di tutti per poter ricominciare ad essere interpretato in qualsiasi momento ce ne sia desiderio/necessità come un qualcosa di vitale e fecondo.
Anche io ringrazio il Prof. Passante per la segnalazione e per l’apprezzamento espresso.
Poiché ho condiviso l’importanza di perseguire, in questo momento, il “metaobiettivo”, ho scelto di postare la questione di contenuto sul forum per non spostare l’attenzione dei lettori del blog dalla prioritaria questione di metodo ad una di merito. Tuttavia non nascondo di essere contenta se “ci portiamo avanti” anche sul blog.
Rispetto alla provocazione del DS.
Anche se credo di aver fatto tesoro dell’insegnamento ricevuto in gioventù, secondo il quale le provocazioni non si raccolgono mai, voglio invece raccogliere quella messa in atto dal DS, perché dichiarata e garbata ….e poi ….la recepisco come una riflessione.
Posso concordare sul fatto che le schede siano complesse, ma ribadisco che la complessità può diventare cosa generica se non è ben tarata sulla ricezione dei destinatari; a mio avviso è un po’ come in classe: il messaggio dei poeti e degli scrittori può tradursi in conoscenza incerta e approssimativa degli studenti (quanto spesso si traduce in questo modo?) se questi ultimi non dispongono degli strumenti giusti per decodificare.
Prima di tutto condivido la scelta di usare items preesistenti all’informatizzazione: non è possibile né produttivo ricominciare sempre dal fiat lux. E credo che, al momento, la scarsa partecipazione prescinda dalla maggiore o minore complessità delle schede; infatti penso che essa debba piuttosto essere imputata alla comunicazione scolastica on-line, novità che ancora trova disorientati parecchi di noi e disinformati alcuni altri. Ma, secondo me, questa è la strada giusta perciò, oltre a resistere, resistere, resistere, bisogna anche crederci, crederci, crederci e…. insistere, magari con nuovi SMS che tornino a sollecitare, che ribadiscano l’informazione, come peraltro vedo che già si è fatto con l’avviso di assemblea di martedì p.v. ; anzi, affinchè i ragazzi informino i genitori e, se del caso, li aiutino a verificare se la password è stata ricevuta e conservata e, ove fosse necessario, spieghino loro come recuperarla, io mi servirei di qualche parola ben spesa anche con gli studenti (convinta pubblicizzazione da parte dei docenti in classe, comitato studentesco, assemblea di martedì: i rappresentanti di Istituto e di Classe devono porre il problema all’assemblea; non credo che ne sarebbe conculcata la loro autonomia perché far funzionare la comunicazione on-line non può che andare a vantaggio degli studenti).
Rispetto al C.d.c. soggetto / oggetto della valutazione.
La libera scelta da parte di quasi tutti i Consigli dello stesso modello di programmazione merita non solo l’attestazione di sensibilità, ma, se diventa strumento di discussione e reale confronto fra i docenti, a mio avviso va salutata come importantissima scelta di responsabilità nella direzione di quel fare squadra su cui chiedevo lumi in un precedente intervento. Ed è, secondo il mio parere, implicito che si debba procedere per gradus: si tratta di processi da governare e non di procedimenti da applicare.
Rispetto ai suggerimenti concreti.
Credo che anche qui si debba partire da ciò di cui si dispone.
Io tradurrei i descrittori che sul Documento ‘08-09 indicano gli impegni dei docenti ( ma la tecnica può avere valore anche per altre sezioni del Documento) in domande, esattamente come fa il docente quando dalla Programmazione di classe trasferisce obiettivi e strumenti nella Unità Didattica da trattare; in questo caso, però occorre una mediazione, perchè la risposta deve venire da un soggetto diverso (in questo caso il genitore) da quello che formula la domanda, mentre nel predisporre e realizzare la U.D., è sempre il docente che formula la domanda e, chiusa la trattazione, risponde ad essa.
Per esempio:
descrittore: favorire la socializzazione e l’integrazione
domanda (su una scala da x ad y + il preziosissimo “non so”): da settembre a dicembre ha constatato che la socializzazione e l’integrazione di suo figlio all’interno della classe si sono rinforzate?
Non è detto che l’ eventuale mancanza di rinforzo dipenda dall’operato dei docenti, però si facilita la individuazione di un problema concreto sul quale il genitore ed i docenti poi possono intervenire d’intesa.
Certo, se poi in una classe ( e l’anonimato del questionario potrebbe consentite la raccolta-dati per classe) più del 50% dà risposta negativa, allora è individuata una criticità diffusa; di qui la ricerca
dell’aggiustamento.
Non posso continuare per tutti i descrittori fissati quest’anno, però vorrei svolgere una riflessione sul quinto descrittore:
stimolare la partecipazione attiva degli alunni al lavoro da svolgere in classe, rinforzando le motivazioni e l’autostima.
Qui il DS a giusta ragione può sentirsi autorizzato a pensare e dire che la lingua batte dove il dente duole: sarebbe semplicemente la verità.
Se posso permettermi, il descrittore mi sembra troppo carico:
a) partecipazione attiva; b) motivazione; c) autostima.
A mio avviso, un eccesso di complessità che potrebbe impedire di tradurre efficacemente ciò che si scrive in ciò che si fa.
Vorrei aggiungere due altre personali opinioni:
1) penso che il 70% del successo scolastico di un alunno sia costruito dallo studente e dalla sua famiglia. Se la scuola non si muove con idee chiare e interventi puntuali per il restante 30%, il ragazzo non resta fermo al 70% ( sempre ammesso che i due soggetti direttamente interessati abbiano operato al top) ma, nel giro di cinque anni, di necessità regredisce almeno di quel minoritario 30% che è venuto a mancare, e così noi adulti, tutti insieme, riusciamo a sortire l’effetto di restituire dei cittadini che anziché dare alla società avranno bisogno di avere dalla società;
2) sul problema della motivazione e dell’autostima va operata una diversificazione tra biennio e triennio: quell’area va focalizzata, monitorata e trattata con sollecitudine particolare nel biennio, quando ancora gli specifici disciplinari non sono preponderanti.
Se poi, per congiunture sfortunate ma non impossibili, ciò non accade, il triennio non può eludere.
Procedendo.
Non posso appesantire questo intervento già esagerato con osservazioni sulla valutazione trasparente.
Credo che ci potranno essere altre occasioni per trattarne.
E’ vero, la diffusione on line del Documento (peraltro posta come ipotesi su cui riflettere) potrebbe essere pleonastica: è sufficiente che la copia scritta venga consegnata ai rappresentanti dei genitori e degli studenti; poi divulgarne la conoscenza è affare delle due componenti.
Infine, sono del tutto d’accordo sull’opportunità di svolgere una riflessione rispettosa e, aggiungo, a più voci ( spero che il Prof. Passante e qualche Suo altro collega ci diano il loro imprescindibile contributo di docenti) sulla attuale condizione operativa dei Consigli di classe.
Con piacere ho visto che già Nicoletta, con grande costruttività, non si è sottratta.
Mi scuso per tutto lo spazio che ho preso e – visto che, con la politica degli annunci da una parte e la debolezza e mancanza di scelte dall’altra, effettivamente qui si gioca al tanto rumore per nulla – confido che nel “nostro piccolo” di Comunità scolastica si organizzi una lettura non individuale del disegno di legge Aprea ( la richiesta è molto interessata: oggi difficilmente porto a termine da sola la lettura di documenti di quel tipo perché il linguaggio giuridico da qualche tempo mi annoia un po’; se poi è proprio necessario, mi applicherò con la invocatissima buona volontà).
Cordiali e collaborativi saluti.
Irene Panattoni