Oggi, sabato 16 febbraio, si è conclusa la “Settimana dello studente” dell’Aristofane, un progetto che è stato inserito organicamente nel P.O.F. e che come tale appartiene a giusto titolo alle attività formative della scuola, delle quali è perciò necessario trarre un bilancio. I docenti lo faranno nelle sedi loro proprie (il Collegio, i Consigli di classe), ma, data la complessità organizzativa dell’iniziativa degli studenti e il suo costo in termini di tempo-scuola, ritengo sia indispensabile che la riflessione si allarghi a tutte le componenti della comunità scolastica (personale ATA, genitori, studenti). Da tale riflessione sono certo emergeranno suggerimenti, osservazioni, critiche, che ci consentiranno di meglio progettare nel futuro. Mi proverò ad offrire i primi spunti di un dialogo sul tema.
Partiamo dai punti di forza: il comportamento, la capacità organizzativa, il rispetto delle regole. Debbo dire che tutti – e in particolare il “gruppo dirigente” – hanno lavorato moltissimo, dimostrando di saper bene operare in squadra e di fronteggiare con prontezza anche gli intoppi che inevitabilmente si sono incontrati durante il cammino. Egualmente positivo e puntuale è stato il “servizio d’ordine”, che ha vigilato agli ingressi, impedendo “incursioni” non autorizzate dall’esterno e assicurando la sostanziale agibilità degli spazi comuni lungo tutto il corso della mattina. Mi piace inoltre sottolineare come il clima generale, fino alla conclusione, sia rimasto sempre sereno e cordiale, la partecipazione ai diversi corsi abbastanza sostenuta e la frequenza generale consistente pressoché per tutta la settimana. I numerosi esperti esterni, chiamati dai ragazzi a parlare sulle diverse declinazioni del tema dei diritti (Greenpeace, Nessuno Tocchi Caino, l’on.le Dario Esposito, assessore all’ambiente del Comune di Roma, l’associazione Aurora per il volontariato, un’anziana esponente del movimento partigiano, gli esperti dell’arte dei writers, tanto per citarne solo alcuni) hanno tutti elogiato gli studenti per la compostezza, l’attenzione e la correttezza della loro partecipazione.
Non ci sono stati danni di alcun tipo alle attrezzature della scuola e, seppure con qualche manchevolezza, i ragazzi si sono sempre adoperati per rimettere a posto le aule e per ripulire gli ambienti e gli spazi verdi, nonché iniziando a “restaurare” i muri esterni della scuola
Le criticità: la lunghezza del calendario delle attività e la densità forse eccessiva dei temi e delle iniziative proposte, che hanno ingenerato una qualche stanchezza, specie negli ultimi giorni. La partecipazione che, pur estesa, non ha tuttavia coinvolto tutta la scuola e in particolare non tutti i docenti, i quali hanno continuato a fare il loro “mestiere” per quei – pochi – che hanno scelto di continuare con l’attività d’aula. In estrema sintesi, personalmente traggo un bilancio positivo sul lato dell’accresciuto “senso di appartenenza” alla scuola degli studenti, fattore non di minore importanza per il rafforzamento della motivazione allo studio, ma registro altresì un’occasione mancata sul versante dell’integrazione organica di questo momento didattico con quello quello istituzionale basato sostanzialmente sull’apprendimento delle diverse discpline: penso, ad esempio, alla tante e diverse “competenze” che i ragazzi hanno messo in campo per organizzare, articolare, “temporizzare” le attività, così come alle tante e diverse “trasversalità” che i vari argomenti discussi hanno spontaneamente individuato, ma che non sono state ricondotte a sistema, conservando invece una mera dimensione parentetica.
Attendo commenti
Claudio Salone
Gentile Professore,
grazie per questa sua idea del blog, strumento di scambio di idee e di riflessioni che ocnsente alla sottoscritta di ricevere ulteriori informazioni sulla vita dell’Aristofane. Condivido i suoi apprezzamenti sul comportamento collettivo di ragazzi e adulti coinvolti nell’esperienza in oggetto. Da parte mia grazie! Di sicuro offrire ai ragazzi l’opportunità di vivere e sentire la scuola come “altro”, serve loro a considerarla luogo di incontro, quell’agorà che troppo spesso gli adolescenti non riescono a trovare nella città, nella dimensione sociale. E poi mi è venuto automatico pensare alla mia autogestione e fare una comparazione:rottura con gli schemi, contrapposizione ieri, oggi invece la si vive con tutta la positività del momento!
La mia nota critica riguarda la lunghezza (si può ridurre?) e l’eterogeneità degli argomenti proposti, che forse andrebbero ricondotti a un unico macro-tema o comunque focalizzati (si è davvero parlato di tutto e di più, come se non ci fosse un filo conduttore tra i diversi interventi). Infine, è indispensabile che i docenti tutti comprendano la positività di tali esperienze e sospendano davvero le attività scolastiche (c’è chi ha interrogato in quei giorni!). Si può fare?
Cordiali saluti,
Alessandra
Ehehe… Primo a commentare…
Beh, personalmente credo che il bilancio finale della Settimana dello Studente sia abbastanza positivo. Concordo con quello che il preside detto riguardo ai diversi aspetti (positivi e negativi) dell “evento”, anche se qualche piccolo miglioramento potrebbe essere ancora fatto; mi riferisco in particolar modo all’organizzazione dei corsi che, oltre che dagli studenti, potrebbero venir gestiti in piccola parte anche dai professori, sicuramente più ferrati ed esperti di noi studenti.
Mi vorrei complimentare comunque con i rappresentanti, che hanno fatto si che la Settimana si sia svolta nel migliore dei modi, con il servizio d’ordine, che è riuscito a svolgere bene il suo lavoro, con gli studenti, che nonostante quello che dicono certi professori, si sono comportati correttamente senza creare troppe difficoltà. Infine vorrei ringraziare il preside, che ci ha appoggiato e sostenuto durante tutta la Settimana dello Studente.
Va beh…. mo ciao perchè domani ho il compito di storia e mi sa che dovrei studiare…ehehe
Bella
La settimana dello studente, questa è la sua ultima denominazione, è una forma di occupazione “legale” durante la quale gli studenti si organizzano in modo tale da consentire un regolare svolgimento di lezioni alternative e dibattiti, spesso arrichiti dalla presenza di esperti esterni alla scuola o di professori.
All’Aristofane, la settimana dello studente è entrata in pianta stabile da 5-6 anni e puntuale ogni anno viene organizzata dai rappresentanti d’istituto nei mesi a cavallo tra l’inverno e la primavera.
La settimana dello studente che si è recentemente conclusa, secondo me, è stata molto interessante, anche se decisamente peggiore dal punto di vista qualitativo rispetto alle altre due a cui ho partecipato.
Un punto a favore per questa settimana dello studente è stato sicuramente la presenza di elementi esterni di tutto rispetto come: Dario Esposito, assessore all’ambiente del comune di Roma, Green Peace, Nessuno tocchi Caino, l’ex partigiana, e i membri dell’associazione Aurora.
I dibattiti a cui erano presenti questi membri esterni sono stati i corsi più interessanti, tanto che le aule in cui erano tenuti erano stracolme, infatti, ho dovuto faticare, e non poco, per entrare in alcuni di questi; questo mi ha fatto veramente molto piacere, poiché dimostra come molti prendano la settimana dello studente seriamente, ovvero come una settimana di lezioni alternative e non di vacanza.
Il fatto che molti vedano la settimana dello studente come una vacanza è una delle cose più negative, poiché dimostra una mentalità chiusa che non va al di fuori del rigido sistema scolastico.
Un altro punto a favore per questa settimana è stato il comportamento civile di gran parte degli alunni che hanno collaborato nel mantenere “pulita” la scuola.
Il motivo che invece, a mio parere, ha fatto abbassare sensibilmente il livello qualitativo della settimana è stata la scarsezza di corsi interessanti e costruttivi e questo ha fatto sì che i restanti non fossero altro che dei tappabuchi organizzati all’ultimo momento per sopperire alla carenza.
Una delle cose che mi è piaciuta di meno rispetto alle altre due settimane è stato l’aumento spropositato e ingiustificato del servizio di vigilanza, il quale era quasi per la sua integrità costituito da ragazzi privi di interesse che vagavano per i corridoi svolgendo inadeguatamente i loro compiti o addirittura girando nel cortile.
Per gli anni futuri credo che siano necessari dei cambiamenti come la riduzione del servizio d’ordine, poiché 80 persone su 900,mi sembra un po’ esagerato, insomma, nemmeno fossimo in un carcere…
Credo che sia necessario inoltre sensibilizzare gli alunni affinché capiscano l’importanza della settimana dello studente e si facciano avanti nella programmazione dei corsi in modo tale da evitare la partecipazione passiva di chi segue i corsi tanto per non fare lezione e perché costretto dal servizio d’ordine e non perché realmente interessato.
Mi piacerebbe infatti vedere una partecipazione più attiva da parte degli studenti che vada oltre la costrizione e la superficialità.
Inoltre credo che sia necessaria una maggiore scansione dei corsi proposti, così da approvare solamente quelli veramente costruttivi, evitando corsi del genere che ho visto quest’anno: “Giardinaggio”, “Canapa”, Sala House, Italia ai Mondiali, Prophilax…e tant’altri che non sto qui ad elencare; nulla in contrario, ma credo che siano decisamente fuoriluogo all’interno di un organizzazione prima di tutto istruttiva e edificante.
Un grazie a tutti i partecipanti alla discussione e le mie scuse per il ritardo con cui ho pubblicato i commenti, dovuto alla mia imperizia informatica
Anch’io ho trovato curioso, quantomeno, che ci fosse un servizio d’ordine così massiccio. Anche da un punto di vista semantico la parola ordine,opposta a caos,evoca le istituzioni totali, la sanzione, le gerarchie, ecc.. ma soprattutto fa pensare ad una situazione di potenziale scontro, di conflitto imminente, e dunque, in ultima analisi, ad una minaccia incombente. La scuola diventa così, da luogo di accoglienza ,in comunicazione dialettica col territorio, un edificio assediato, cittadella del sapere in un deserto di barbarie. Ma tant’è: le nuove generazioni crescono nutrendosi dell’ideologia efficientista individualista ,del sapere come semplice capitale cognitivo da spendere nel mercato, mezzo di riproduzione dei rapporti sociali o strumento di promozione nella piramide sociale. Perchè in questa settimana non mi pare si sia voluto parlare di lavoro e sfruttamento nella percezione sincronica del tempo, neanche una parola sulla condizione operaia, se non nei ricordi resistenziali, anch’essi comunque importantissimi.Ma mentre nei giorni seguenti molte scuole in questo paese esprimevano la loro solidarietà agli operai morti della Thyssen Krupp, la nostra, distratta, rimuoveva il suo essere fondamentalmente scuola della repubblica, della repubblica fondata sul lavoro. Qualcuno avrà da dirmi: ma cosa dovremmo dire noi degli operai, non siamo a Torino, a Genova, a Milano, o in qualche posto simile. Come se non ci fosse un filo conduttore tra la formazione dei nostri ragazzi e la sostanza tragica del nostro modello di sviluppo, fatto di sfruttamento e di devastazione ambientale, che nega il futuro, il presente, se non addirittura il passato. Cosa ha difeso dunque il nostro servizio d’ordine? Forse una struttura edilizia che, date le scarse risorse, è di molto al di sotto di quel che pensavano i padri costituenti quando parlavano di scuola pubblica? Senza nulla togliere ovviamente alla buona volontà di chi ci vive e lavora. O l’incolumità dei corpi dei nostri ragazzi: ma è così difficile sollecitarli, educarli alla responsabilità, al rispetto reciproco? E se è veramente così difficile perchè insistere nel rimuovere le cause sociali e culturali del problema? Questa idea della delega, della divisione del lavoro tra sorveglianti e sorvegliati, che idea di società postula? Una società di uguali forse? Un percorso educativo che volesse negare il principio di eguaglianza
come dovrebbe definirsi se non fascista? D’altra parte una comunità di ragazzi e adolescenti che stenta ad assaporare la ribellione, la fantasia, che si nega l’arroganza dell’incoscienza, introiettando prematuramente procedure e consuetudine della società adulta, senza mettere in discussione fino in fondo il modello dei padri, è un vivaio di futuri burocrati, tecnocrati addomesticati al potere. Mi piacerebbe avere la risposta del preside, non lo nego. Ma vorrei si pronunciassero anche gli insegnanti, i genitori, gli studenti. Ma anche le insegnanti, le genitrici e le studentesse. Arrisentirci.
Gentile Preside,
la ringrazio anch’io per questa sua idea, e sarei molto lieto di esprimere il mio commento.
Intanto le vorrei esprimere i miei migliori complimenti per la sua idea di istituzionalizzare quella che fino a 2 anni fa era chiamata “Autogestione”, iniziativa che comportava la perdita delle ore nelle quali si partecipava alla didattica alternativa e si traduceva spesso in un marasma disordinato, con corsi per gran parte di stampo comunistoide.
Inoltre, parlare di “autogestione” nel 2008 è quantomeno anacronistico, in quanto non possiamo dire che gli studenti si autogestiscano completamente (chi c’è ad aprore, chiudere e ripulire la scuola? non certo gli studenti), e ormai il ’68 comincia ad essere lontano sia cronologicamente che ideologicamente.
Il bilancio che io traggo da questa settimana studentesca è molto positivo: il servizio d’ordine è stato attento, efficiente ed attivo (solo sabato 16 ha abbassato un po’ la guardia), ha dato un contributo fondamentale allo svolgimento dei corsi (io, per esempio, sono sempre stato aiutato, durante i miei corsi, a cacciare la gente che entrava per disturbarmi).
L’offerta dei corsi è stata estremamente varia ed etereogenea, cosa che secondo me è un punto di forza: in ogni fascia oraria ho sempre trovato qualcosa che mi interessava. L’impegno da parte di noi studenti è stato grande, e l’organizzazione dei rappresentanti d’istituto buona.
Io, personalmente, ho dato il mio buon contributo con due corsi, “Beethoven” e “Wagner e la tragedia greca”, rispettivamente di 6 e 5 ore (un’ora al giorno), e invitando il sig. Modestino de Angelis, figlio di una vittima delle Fosse Ardeatine, il quale lavora in qualità di guida presso le dette e presso il Museo Storico di via Tasso.
Bisognerebbe però controllare meglio la qualità dei corsi: alcuni di essi erano finalizzati solamente alla perdita di tempo e al far nulla, come dice spider16 nel suo intervento.
Sulla partecipazione: ritengo che sia stata buona, e che abbiano davvero fatto male alcuni- pochi -studenti a rimanere in classe a svolgere attività ordinarie: non di solo latino e greco vive la persona colta. Coloro che sono rimasti in classe dimostrano uno scarso senso di appartenenza alla propria comunità scolastica, che non è costituita solo da se stessi, dai voti e dai propri professori, ma anche dagli altri studenti, dai professori non propri e dai non docenti, ed un paraocchi a causa del quale la cultura non scolastica è vista come qualcosa di poco importante.
Vorrei sottolineare il fatto, però, che alcune insegnanti hanno conteggiato le ore di partecipazioni alla settimana studentesca: trovo che ciò sia una vergogna. La direttiva del preside parlava chiaro- ma c’è qualcuno che si è permesso di interpretarla.
Il preside mi trova totalmente d’accordo sulla questione della non integrazione di questa didattica alternativa con la didattica ordinaria.
Alla signora patrizia vorrei dire: è chiaro che i giovani d’oggi sono terribilmente irresponsabili, ed è bene regolarli. Del resto, quando si aveva un servizio d’ordine meno massiccio è capitato che entrassero esterni ad occupare la scuola e dannegiarne strutture, attrezzature importanti e costose, a fumare e a sporcare.
Oserei pensare che non è la libertà totale a far maturare la gente e a farle sviluppare un pensiero politico indipendente: è un’idea da Partito Radicale.
Quindi, non condivido quasi nulla di quanto dice sul servizio d’ordine.
Spero di poter leggere altri commenti in seguito.
Cordiali saluti, Francesco Camplani
Egr. signor Camplani, rispondo al suo scritto piacevolmente provocata. Lei offre ai suoi interlocutori molti nuclei concettuali, tutti di grande interesse.In primo luogo: la libertà, cos’è, come si definisce, come si gestisce, perchè evitarla..e via dicendo. I giovani: chi sono, cosa vogliono, dove vanno. Il rapporto con la memoria: c’è un rapporto tra le generazioni che vale la pena discutere, conservare, elaborare o eventualmente rimuovere? Su tutti questi argomenti sarebbe bello aprire un confronto sereno e conviviale, io penso. Però, mi perdoni, non è certo per pignoleria che le faccio questa richiesta, ma veramente perchè mi sfugge la connotazione della parola comunistoide: le chiedo cortesemente di articolare meglio il suo giudizio sulle trascorse autogestioni, che non mi è chiaro. In quanto al riferimento di tipo partitico può essere che lei abbia ragione, che i radicali abbiano idee simili alle mie, ma di fatto non non coincidenti. Vede, mi creerò forse dei nemici, ma a me sembra veramente improbabile che si possa coniugare il radicalismo politico col liberalismo economico. Motivo per cui non potrei mai aderire al Partito Radicale. Devo dire però che è merito di questa stessa formazione la difesa di un pensiero laico e tollerante , tanto più in un paese come il nostro, costantemente sotto assedio delle alte gerarchie cattoliche su questioni etiche delicatissime. Le battagli più importanti per la libertà delle donne hanno sempre avuto i radicali in prima linea per nuove normative, ai quali va dunque questo merito, nonostante le rocambolesche prese di posizione degli anni recenti.
‘E chiaro che ogni nostro ragionamento rischia di perdere la sua ragion d’essere se non chiarisce la premessa: cos’è la libertà totale? L’idea di libertà è di per sè controversa, ma affiancata dall’aggettivo totale si rivela fortemente ambigua. Non credo che il corrispettivo di questa coppia di sintagmi possa essere “l’assenza di qualunque tipo di regola”. Sarebbe veramente banale ridurre le mie considerazioni sulla responsabilità indiduale al semplice menefreghismo. Credo infatti che soltanto a partire dalla immedesimazione e dalla massima solidarietà nel e con l’altro si possa esperire la massima libertà di sè stessi. L’alterità è dunque una risorsa straordinaria, che si lascia riconoscere soltanto nell’esercizio del dubbio.E senza dialettica non si dà pensiero politico. Cordilamente. Patrizia
Concordo con il giudizio che dice che le attività della Settimana dello studente sono state sostanzialmente giustapposte alle attività curricolari e che la mera giustapposizione non basta.
Ma temo che anche nella scuola il lavorare per progetti diventi talora un bizzarro modo di lavorare il quale, quando rigetta la stereotipia nozionistica, si illude di avere licenza di praticare l’approssimazione, come se nel negare una qualche norma si debba per conseguenza rifiutare o male usare il concetto di Norma.
Sappiamo tutti che il progetto, per sua natura, implica una metodologia imprescindibile: programmazione, verifica, valutazione e sappiamo che ora a scuola qualsiasi iniziativa progettuale trae legittimazione da quel padre di tutte le cose che si chiama POF.
Ora, leggendo il POF 07-08, si rileva che:
- la Settimana è prevista dal macroprogetto P14 – Progetto studenti della Sezione Piano dei progetti per l’anno scolastico 2007-2008.
- in premessa al Piano dei progetti si dice e si evidenzia che ciascun macroprogetto si configura in un “rapporto complementare e strettamente interrelato alle attività del curricolo..”
- il prospetto sinottico dei progetti allegato al medesimo POF impegna cinque ore dei docenti per collaborare alla Settimana
- il programma deve essere stilato entro novembre
Nel POF ho trovato poco altro.
Si domanda:
- chi svolge praticamente il ruolo di garante del rapporto complementare e strettamente interrelato tra la Settimana prevista dal macroprogetto P 14 e le attività del curricolo?
- in quali modi si programmano complementarietà e interrelazione tra le attività della Settimana e quelle del curricolo? chi li codifica? quando? e in quale sede? come essi vengono convenzionati tra studenti e docenti?
-se si volesse verificare il vincolo di programmazione che indica “chi fa che cosa”, quali sono le concrete e singole azioni che i docenti portano a compimento in quelle cinque ore di collaborazione? le ore sono cinque in totale o cinque per ogni docente? e allora, quanti docenti?
-in sede di programmazione della Settimana quali tempi, modi e sedi sono stati previsti per la verifica, che è fase diversa e precedente rispetto alla valutazione?
- sempre in sede di programmazione, quali indicatori significativi si è scelto di verificare?
Questi gli interrogativi più immediati, ma molti altri potrebbero seguire.
Sinceramente, a me sembra che già in sede di definizione del progetto ci siano carenze ed omissioni tali da mortificare la efficacia del progetto medesimo. E reputo che le carenze e le omissioni non si possano imputare tutte ai soli studenti, ai quali anche il Preside, nel rammaricarsi per l’occasione mancata, riconosce capacità organizzativa e rispetto delle regole.
Penso, perciò, che per fare meglio la Settimana dell’A.S. 08-09, bisogna che studenti e insegnanti – ciascuno per le proprie competenze, ma insieme – ripartano dalla revisione dei limiti propri della programmazione 07-08.
Penso anche che gli insegnanti dovrebbero essere sostenuti dalle altre componenti nello sforzo di disincagliarsi dall’ostico guado in cui la prolificazione di norme e provvedimenti li trattiene. Ma perché questo accada c’è bisogno di volere e sapere parlare con franchezza.
Ripensando alla Settimana dello studente per l’A.S. 08-09, devo aggiungere:
1. è possibile proporre a tutte le classi di inserire nell’ O.d.g. di un collettivo di questo scorcio di anno scolastico un punto che suoni più o meno così “quali difetti della Settimana di quest’anno dovranno essere corretti nella Settimana del prossimo anno?”
2. è possibile che le osservazionie i giudizi al riguardo vengano messi per iscritto e poi raccolti e sintetizzati dagli studenti consiglieri di istituto o dal loro gruppo di supporto, se esiste?
3. è ipotizzabile che un breve documento scritto sullo stesso argomento venga prodotto dal Collegio Docenti?
4. è in grado il Comitato dei genitori di eleborare, anch’esso, un contributo scritto al riguardo?
5. sarebbe accettato dalla scuola o è da escludersi come indebita ingerenza un tavolo di discussione dei documenti elaborati, cui far partecipare una delegazione di studenti, una di docenti e una del Comitato dei genitori per verificare la fattibilità di una più organizzata collaborazione per la Settimana del prossimo anno?
Secondo me, se fosse iscritto all’Aristofane, Obama risponderebbe: “yes,we can!”
“Il poeta è un osso di seppia”
Ovvero considerazioni in ordine sparso sugli esami di stato.
Gentile Preside Salone,
lei ha avuto la magnifica idea di aprire un bolg, anche se per ora non mi pare molto frequentato, specie dai docenti; in effetti siamo stati troppo occupati alla fine dell’anno e in generale tutti hanno avuto troppo da fare -per esempio ad eleborare nuove griglie di valutazione-per potersi fermare un momento a riflettere.
Mi permetta allora di intervenire nella mia nuova condizione di pensionata per fare alcune considerazioni a caldo sugli esami di stato e con intento dichiaratamente polemico e provocatorio.
A me sembra che continuare a ripetere la triste cerimonia di un esame condotto in questo modo non sia più di alcuna utilità.
Se la prova finale per gli studenti rimane strutturata come adesso, ai docenti non resta che seguire un’unica strada, quella di preparare i ragazzi per l’esame nel corso dei tre anni, abbandonando qualsiasi velleità di modificazione del curriculum e qualsiasi desiderio di partecipare a progetti. Siamo sinceri, gli studenti dovranno essere allenati a rispondere a domande sempre più nozionistiche e spesso prive di qualunque valenza culturale, che possono produrre un curioso effetto di dissociazione da teatro dell’assurdo come quella appunto che tende a proporre Montale in veste di osso di seppia, ma anche quelle che pretendono di avere notizie sui nomi dei personaggi secondari delle Satire di Orazio, o sui costumi sessuali di Augusto in tarda età secondo Svetonio, o sulle raffinate rappresentazioni di Callimaco…e via banalizzando, per ogni disciplina sarebbe possibile stilare un piccolo e gustoso elenco.
Gli esami dunque non servono? Certo fatti così possono non solo risultare poco utili, ma anche per molti aspetti umilianti. Sarà forse il caso di chiedersi come si svolgono negli altri paesi europei e magari cercare di cogliere qualche suggerimento. E’ possibile ad esempio che giovani di diciotto anni non sappiano rispondere a domande spesso elementari nelle discipline scientifiche, anche se sono studenti del classico, o bisognerà una volta per tutte affrontare la questione (i famosi saperi minimi!)?
siccome d’altra parte non si può fare tutto, sarà forse il caso di aprire alcune opzionalità, altrimenti nella disperata ricerca di forgiare alcuni pretesi giovani grecisti noi perderemo il contatto con la realtà delle nazioni che ci circondano.
A fronte di questo aspetto, l’altro riguarda senza dubbio quello valutativo. Quando nella correzione degli scritti alcuni docenti-non importa se esterni o interni- evidenziano vistosamente la sindrome che definirei “della stitichezza valutativa” tuttel le prove risultano condizionate da questo meccanismo perverso.
Proviamo a fare un’ipotesi: il giovane studente Luigi Settembrini affronta l’esame di stato e si cimenta nella traduzione dal greco. Quanto pensate che prenderà? Secondo i miei calcoli probabilmente un 14, perchè certo mostra buone capacità, ma qualche leggera imperfezione nel suo lavoro si può riscontrare e poi a volte l’interpretazione non è del tutto fedele ecc. ecc. La tesi che il 15 possa essere attribuito solo alla perfezione mi pare un po’ singolare, sarebbe come dire che negli esami universitari il 30 viene dato solo a quelli che sanno tutto…per fortuna non sempre i professori universitari sono dei rimbambiti e sanno benissimo che quello che debbono valutare è la capacità complessiva del candidato, che non necessariamente deve essere al livello di Dante Alighieri…per quanto, chissà, anche sulla preparazione di Dante ci sarebbe qualcosa da dire…
Qelle che potrebbero sembrare facili battute forse non lo sono. Non si tratta di proporre un esame più facile ma semmai meno scemo, in cui si può chiedere anche molto -senz’altro molto di più di quello che si chiede oggi- agli studenti, ma sulla base del percorso di crescita che hanno compiuto negli anni del liceo e che valorizzi e non mortifichi le loro competenze con un giudizio basato su di un criterio valutativo del tutto obsoleto, che dimostra solo quanto la scuola italiana sia vecchia, perchè non sa abbandonare una concezione della cultura profondamente retrograda.
Cultura probabilmente non vuol dire ricordare i particolari dei singoli programmi, ma saper adoperare le competenze acquisite in forma personale, e verificare la preparazione forse non significa necessariamente andare a scoprire che cosa gli studenti non sanno, ma piuttosto valorizzare ciò che sanno e che in prospettiva può loro servire per completare una vera formazione.
Il liceo clasico saprà affrontare questa sfida e misurarsi con una nuova concezione della cultura? Mi piacerebbe poter rispondere di sì, ma non sono particolarmente ottimista: mi pare che i docenti del classico -spero solo una minoranza, ma non ne sono sicura- siano spesso convinti di essere i depositari del vero sapere, non siano disposti a rimettersi in discussione e soprattutto ritengano- e ciò mi pare perocolosissimo- di non avere più niente di nuovo da imparare. Mi permetta di dire che questo atteggiamento non mi sembra costruttivo e che concordo pienamente con le considerazioni che i miei studenti della III A hanno tratto da questa esperienza: “Professoressa, mi hanno detto, l’aspetto più preoccupante di questa vicenda secondo noi è che i nostri esaminatori -non tutti, solo alcuni, per fortuna!- sono convinti di essere dei bravi docenti.”
Cordialmente Mirella Violanti
Vorrei brevissimamente tornare alla questione della settimana dello studente (in seguito, la settimana), sempre in qualità di genitore/osservatore interessato:
La Sua richiesta di commento, signor Preside, e’ stata sufficentemente articolata da indurmi a pensare che Lei davvero creda a questa iniziativa.
Perdoni l’ignoranza in materia, e sicuramente mi sfugge qualcosa, ma mi domando per quale motivo la risposta dei docenti sia stata quantomeno eterogenea.
Se la settimana e’ stata inserita nel POF (come leggo piu’ sopra), come si coniuga con il proseguire, in alcuni casi, delle ordinarie attività d’istituto?
non mi dilungo sui temi trattati (migliorabili di sicuro) o sul servizio d’odine (per inciso, se c’e’ e ben organizzato, non fa male. Se invece non c’e’ o e’ insufficiente, possono esserci problemi). Ma sul messaggio del macroprogetto.
In pratica, a me interesserebbe che ai ragazzi arrivasse un messaggio univoco: cio’ che si fa a scuola e’ sempre importante: non un gioco.
Se gli insegnanti, in primo luogo, non tengono una linea comune (magari di compromesso) sull’iniziativa, come puo’ la maggioranza silenziosa dei ragazzi, quelli non propositivi, quelli che “seguono”, seguire, appunto, un segnale di impegno e serietà?
Direi, a mo’ di provocazione, che se non si riesce a tenere un atteggiamento univoco di fiducia in questo evento, allora si rifiuti in toto l’iniziativa e si torni “all’occupazione”, come si faceva ai miei tempi, “Na’a totale contrapposizzione all’Isituzzione scolastica nozzionistica, in un momento de confronto in quello che era er Collettivo che delibberava come un’inizziativa democratica contro la prevaricazzione classista dello stato fascista” (c’ho messo tutto?)
Se la cosa e’ seria, che si coinvolga l’intero Istituto e si vigili sul serio e totale svolgimento dell’evento.
Mi inserisco in questo blog un pò di soppiatto solo perche, lanciando uno sguardo sul sito del mio ex liceo, non ho saputo resistere alla tentazione di sbirciare cosa succedeva là dentro. E cosa dire? Ho ritrovato preside il mio mitico ex professore di LAtino e Greco e DEVO salutralo con affetto ma soprattutto gratitudine per il contributo impagabile alla mia formazione culturale che tanto mi ha aiutato e mi aiuta oggi nella mia professione. Inserirò i miei commenti da ex allieva, osservandoci con affetto dall’esterno. Se ci sarà l’occasione, avrò molto da dire. A presto.