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16 ottobre 1943: la Memoria e il Perdono

mercoledì, 3 novembre 2010

Pubblico qui di seguito la riflessione che Nando Tagliacozzo ha lasciato “agli amici dell’Aristofane” in occasione dei tre incontri che ha tenuto qui da noi con i ragazzi delle ultime classi per ricordare la razzia nazifascista del 16 ottobre del ’43 a Roma.

A proposito di perdono

di Nando Tagliacozzo

 Quando vado nelle scuole a raccontare questo pezzo di storia, legandolo alle vicende personali e della mia famiglia, e facendo nello stesso tempo `testimonianza’, spesso mi sento chiedere se ho perdonato.

La domanda mi viene posta non solo in modo chiaro e diretto: “Tu hai perdonato quelli che hanno ucciso tuo padre e tua sorella? ” , ma anche in modo, per così dire, trasversa­le. “Che cosa pensi dei tedeschi ? ” Oppure: “Che cosa provi verso i tedeschi ? ” o an­che: ” Che cosa provi quando vedi quelle scritte, quei simboli sui muri ? “

A parte il fatto che la cosa non è così semplice, e su questo dirò qualche cosa dopo, ri­spondo spesso raccontando un episodio che ripercorre tutti i documenti che avete visto.

II 16 ottobre 1943 sono stati deportati mia sorella, mia nonna e mio zio, qualche me­se dopo è stato deportato anche mio padre: per una delazione.

Avete visto i documenti in proposito.

Ebbene, mia madre sapeva chi aveva denunciato mio padre. Eppure quel nome non lo ha mai detto: né a mio fratello né a me. Non solo. In quei giorni bui che hanno seguito la liberazione, qualcuno le ha chiesto se voleva che in qualche modo “si provvedesseal riguardo.

E mia madre, così ci ha raccontato, ha detto che no, non c’era niente da provvedere.

Chiedo a voi: era quello un perdono ? E se non era un perdono che cosa era ? Ipotesi se ne possono fare tante.

A cominciare dalla considerazione che forse in quel momento, nei giorni immediatamen­te successivi alla liberazione, ancora non sapesse come erano andate a finire le cose, e quindi ignorasse ancora .la dimensione dell’offesa ricevuta. O anche, successivamente, che forse era il modo migliore per proteggere noi figli da qualsiasi possibile `reazione”. Resta comunque un utile esercizio di morale , e/o di psicologia, quello che vi lascio chiedendo a voi di rispondere.

Però, a proposito di perdono, oggi tanto, troppo di moda, vorrei aggiungere alcune rifles­sioni.      ‘

Il meccanismo del perdono, perché non sia una vuota esercitazione retorica, e ambi­guo, se non addirittura disonesto artificio per accattare meriti a basso costo, si riferisce ad un certo schema e richiede una certa “procedura”. Presuppone infatti che qualcuno abbia `offeso’ (danneggiato) qualcun altro e che, riconosciuta la colpa, e pentitosene, chieda perdono. Ma….

Il perdono presuppone, così mi è stato insegnato e così credo fermamente, due pas­saggi preliminari da parte chi ha offeso verso chi è stato offeso: prima il `risarcimento’, qualsiasi cosa voglia intendersi con questo termine, e dopo il `pentimento’. Si può anche invertire, anzi è probabile che la successione sia proprio questa: prima il pentimento e poi il risarcimento. Solo dopo, dopo il pentimento e dopo il risarcimento, può esserci una `richiesta’ di perdono.

Di questi tre momenti – pentimento, risarcimento e richiesta di perdono – ce ne è uno che suona strano, per certi versi appare addirittura fuori posto: il risarcimento. Forse è la parola stessa che evoca altri concetti, eppure, per quanto abbia cercato altra parola, ed al­tro concetto, non l’ho trovato.

 Insisto, a costo di ripetermi, anche la semplice richiesta di perdono non può venire che dopo il pentimento e dopo il risarcimento. In mancanza di questi primi due passi non può esserci nemmeno la richiesta di perdono. Da notare, ed evidenziare, che resta a chi è stato offeso la prerogativa di perdonare o meno. E noto, e sottolineo, che se per caso l’offeso decidesse di non perdonare il mondo andrebbe avanti lo stesso: l’offeso con la sua convinzione che per l’offesa ricevuta non può esserci perdono e colui che ha offeso facendo costantemente, ammesso che questo pensiero sia così ricorrente nei suoi pensie­ri, i conti con la propria coscienza. Alcuni lo chiamano rimorso.

Attenzione, vale la pena notarlo e sottolinearlo, stiamo parlando di perdono da un punto di vista etico e morale: la giustizia, il meccanismo legale, l’eventuale processo stanno da un’altra parte, su un altro piano di logica e di emozione: sono indipendenti dai ragionamenti che stiamo sviluppando in questa sede.

Il risarcimento è talora impossibile, e questo è il caso in questione, perché nessuno può rendere la vita a chi gli è stata tolta.

Ancora da notare, ed evidenziare nel discutere su questo tema, che il perdono lo conce­de, e può concederlo, e questa è una condizione estremamente importante, solo colui che è stato offeso. Non credo si possa perdonare `per conto terzi’, non è possibile, non ha senso.

E tornando al caso in questione, al mio caso personale, che dire ?

Quanto al pentimento mi sembra proprio difficile dire che ci sia stato da parte di tutti quelli che allora perpetrarono quei delitti; e se non di tutti almeno di buona parte. E que­sto senza entrare nel merito della richiesta di perdono, che io non ho certamente ricevuta, da parte di nessuno. E allora ? Come… perché perdonare ?

E poi, ammesso che… , dovrei perdonare per conto di … mia sorella, di mio padre di mia nonna… per quello che è stato fatto a loro? Credete sia possibile ? E sarebbe autenti­co???

O debbo perdonare per quello che è stato fatto a me? Per essere cresciuto senza un padre, senza una sorella, senza una nonna…

Mi sorge talvolta il dubbio – forse più di un dubbio, quasi una certezza – che questa ma­nia di perdono, questo eccesso di richieste di perdono, in tutti i modi e in tutte le forme e da parte un po’ di tutti, costituisca solo un gioco mediatico di grande impatto e di gran­de emozione, e di grande `ritorno’, ma di nessun significato e, soprattutto, di nessun `co­sto ‘ per chi lo chiede. E che, alla fine, al contrario, mette sotto accusa l’offeso facendolo apparire intransigente e poco generoso, anzi quasi … colpevole. Mi sembra, al contra­rio, che chi chiede perdono, se veramente ci tenesse, dovrebbe farlo nel modo più discre­to possibile… e direttamente all’interessato.

Mi emoziona Perlasca, scoperto quasi per caso quarant’anni dopo, e mi commuove la sua risposta, quasi sussurrata, da me sentita in una intervista televisiva di grande impatto emotivo : ” E voi che avreste fatto… ? ” . L’ho sentito in diretta in un’intervista televisi­va

Mi infastidisce invece la richiesta di perdono esibita, sbandierata, televisionata, pro­grammata in precedenza, quasi a pretenderlo il perdono, a ritenere che sia dovuto…

 E non lo è per niente. Anzi. Questo esibire la richiesta di perdono senza aver compiuto nessuno degli altri passi detti prima – il pentimento ed il risarcimento – offende ancora una volta l’offeso e squalifica chi richiede il perdono.

E quando prima ho parlato di costo, è bene chiarire ancora, ed ulteriormente, costo si­gnifica per me impegno per il futuro, emozione personale, cambiamento intimo …. e pa­lese nei comportamenti quotidiani correnti.

Nuovissime parole antiche

domenica, 19 settembre 2010

“Il meno che un giovane possa dimandare alla scuola è lo scibile, anzi lo scibile è lui che dée trovarlo e conquistarlo, se vuole sia davvero cosa sua. La scuola gli può dare gli ultimi risultati della scienza, e se non fosse che questo, in verità la scuola è di troppo: tanto vale pigliarli in un libro quei risultati. Ciò che un giovane dée domandare alla scuola è di esser messo in grado che la scienza la cerchi e la trovi lui. Perciò la scuola è un laboratorio, dove tutti sieno compagni nel lavoro, maestro e discepoli, e il maestro non esponga solo e dimostri, ma cerchi e osservi insieme con loro, sì che attori sieno tutti, e tutti sieno come un solo essere organico, animato dallo stesso spirito. Una scuola così fatta non vale solo a educare l’intelligenza, ma ciò che è più, ti forma la volontà. Vi si apprende la serietà dello scopo, la tenacità dei mezzi, la risolutezza accompagnata con la disciplina e con la pazienza; vi si apprende, innanzi tutto, ad essere un uomo.”

 Desidero aprire con questo  testo di Francesco De Sanctis sulla scuola, che ho voluto altresì inserire sulla homepage del sito del nostro Liceo, il nuovo anno scolastico, così denso di novità e di trasfomazioni e quindi anche di dubbi e di inquietudini.

 Si tratta di parole di straordinaria pregnanza e modernità, che esprimono in poche righe quanto i moderni nostri legiferatori riescono a mala pena a diluire in numerose pagine, spesso oscure e dense di tecnicismi (guardate, ad esempio, come qui emerga vividamente – e siamo nel secolo XIX! - quel concetto pedagogico che oggi si presenta come un’assoluta novità, cioè a dire la “didattica laboratoriale”).

Auguriamoci di poter riprendere, nonostante l’attuale temperie,  il filo di quel ragionamento desanctisiano sulla scuola, testimonio della storia alta del  pensiero e della  cultura del nostro Paese, che in Europa è protagonista e non semplice recettore di percorsi ed esperienze altrui, sempre – chissà perché – considerati migliori.

Autovalutazione di Istituto 09-10

giovedì, 29 luglio 2010

Anche quest’anno si è concluso il processo di autovalutazione di Istituto, processo a cui questa presidenza annette un significato che va al di là delle pur significative indicazioni che emergono dalle risposte dell’utenza. Esso infatti vuole essere un contributo alla diffusione della cultura dell’(auto)valutazione del servizio pubblico.

Come ho già avuto modo di dire anche sul mio blog l’anno passato, ritengo si tratti di una questione fondamentale, soprattutto se la si collega all’autonomia scolastica, che può realizzarsi pienamente solo in presenza di un efficace sistema di verifica delle scelte compiute. L’autonomia implica un maggiore tasso di libertà di azione, ma questa libertà non può non coniugarsi con la responsabilità, la trasparenza e la tracciabilità delle procedure messe in atto per raggiungere gli obiettivi prefissati. Questa cultura della valutazione e dell’autovalutazione è assai poco diffusa nel nostro paese, soprattutto nella Pubblica Amministrazione, dove si tende ancora ad interpretare il servizio reso agli utenti come questione che riguarda più chi lo fornisce (shareholders) che chi ne usufruisce (stakeholders).

Percorriamo adesso in sintesi i risultati dell’autovalutazione 2009-2010 all’Aristofane, così efficacemente dispiegati e articolati da Giacomo Drago sul nostro sito. Mi limiterò a illustrare gli elementi che mi paiono più significativi, sperando in analisi e commenti più approfonditi e ampi da parte della comunità aristofanina.

In primis metterei l’accento sul numero delle risposte date, che finalmente toccano e oltrepassano la soglia della significatività statistica, con una somma di 1046 di fronte alle 181 dell’anno passato. Gli aumenti più sostanziali hanno riguardato le componenti “studenti” (anche grazie ad un sistema più organizzato di raccolta dei dati) e la componente “genitori”, con il raddoppio delle risposte. In forte e significativo aumento la partecipazione del personale ATA, che ha triplicato le risposte. Continua invece ad essere poco soddisfacente l’adesione dei docenti (solo 28 su circa 100); sulle ragioni di tale esito bisognerà discutere in sede di Collegio, che pure ha dato il via libera all’iniziativa di autovalutazione d’istituto a larghissima maggioranza.

In secondo luogo mi pare si debba sottolineare il dato – che quest’anno si è potuto scorporare per corsi e per classi e quindi rendere molto più utile – di una complessiva valutazione positiva del servizio così come fruito e percepito dai partecipanti all’indagine. La media di gradimento si colloca infatti oltre il 7,5 e conferma, con ben maggior sostanza, quanto emerso anche negli anni scorsi anni. Lusinghiere in particolare mi sembrano essere i dati relativi al quesito su un’eventuale conferma della scelta di iscriversi nella nostra scuola, con oltre il 90% di risposte positive.

Ritenendo tuttavia che l’utilità di tali consultazioni risieda non tanto nell’essere gratificati – cosa che pure fa sicuramente piacere! – ma nella messa a fuoco delle criticità e nei suggerimenti operativi che ne emergono, vorrei esaminare qualche dato specifico meno soddisfacente degli altri (gli items che hanno ottenuto meno di 2.0 o percentuali oltre il 30-35%).

 

Iniziamo dagli studenti, i giudici più severi:

Spazi e attrezzature: a fronte di un 2.5 per le dotazioni, si registra un 1,7 per il loro utilizzo, che gli studenti ritengono evidentemente non del tutto funzionale;

Caratteristiche professionali: il voto più basso (1.8) l’ha ricevuto la pulizia dei locali, cui però corrisponde un buon 2.4 di apprezzamento per il personale addetto.

Partecipazione alle attività di istituto: qui la criticità è evidente, ovvero la scarsa partecipazione alle attività pomeridiane della scuola e la scarsa conoscenza del POF (1,3 e 1,5 rispettivamente).

Qualità dell’insegnamento: buono il livello complessivo. Il voto più basso (2.0) per le attività legate al recupero.

Nel rapporto insegnante-studente è la distribuzione dei carichi di lavoro ad avere la notazione più bassa (1.6)

Nel rispondere alla domanda “cosa chiedi alla scuola” riemerge la questione degli spazi scolastici, accanto al riconoscimento di chi merita, percepito come non pienamente realizzato.

Cosa non ti piace degli studenti?: il disinteresse e lo scarso rispetto del bene pubblico si evidenziano come le criticità più sentite

Passiamo ai genitori:

la prima criticità, evidentissima, è la scarsa partecipazione delle famiglie all’elaborazione del POF(0.6) e più in generale alle attività della scuola.

Scarso valore sembrano altresì attribuire le famiglie alle attività sportive da inserire nel POF(1.4).

Per quanto riguarda il “cosa chiedi alla scuola” vi è coincidenza tra genitori e studenti: maggiore attenzione a chi merita e più efficacia nelle azioni di recupero.

Gli insegnanti:

anche qui si registra la scarsa l’importanza attribuita alle attività sportive da inserire nel POF, mentre nel rapporto insegnanti-studenti, in coincidenza con gli studenti (!), si sottolinea la non buona distribuzione dei carichi di lavoro e la scarsa condivisione degli obiettivi didattici con le famiglie.

Nel “cosa chiedi alla scuola” è significativamente alta la percentuale di chi chiede maggiore attenzione all’innovazione didattica e al riconoscimento del lavoro svolto.

Cosa non ti piace dei colleghi?: innanzitutto la scarsa collaborazione reciproca, ma anche la mancanza di rispetto per gli obbiettivi comuni e lo scarso rispetto degli orari.

Il personale ATA:

attribuisce anch’esso scarsa importanza alle attività sportive da inserire nel POF, ma è nel rapporto di lavoro che emergono le criticità, soprattutto sul tema della formazione. Si richiede inoltre maggior rispetto delle regole e collaborazione tra il personale.

Cosa non piace del personale ATA è soprattutto la eccessiva tolleranza nei confronti dei comportamenti irregolari degli studenti e la scarsa collaborazione tra colleghi.

Fare la sintesi di dati così complessi e interessanti, che, ripeto, possono essere estrapolati per singole classi e corsi, non è né facile, né utile. Sono emerse chiare indicazioni su cosa non va ancora bene e su quello che si potrebbe fare per migliorare il servizio. Ci sforzeremo di rispondere a tali indicazioni e l’anno prossimo verificheremo di nuovo se gli obbiettivi sono stati raggiunti.

Grazie a tutti per la partecipazione.

Un’occasione perduta

venerdì, 9 aprile 2010

 Le varie definizioni dell’attuale fase di riordino dei licei si sono collocate in un punto qualsiasi tra due opposte visioni: quella che lo interpreta come una “riforma epocale” (il ministro Gelmini) e quella che parla invece di “taglio epocale” (l’on.le Bersani). Personalmente direi ci troviamo di fronte ad un’epocale occasione perduta.

Il momento per attuare una riforma ampiamente condivisa si presentava infatti favorevole come mai era stato in passato; gli ultimi dieci anni hanno visto infatti, pur nel succedersi di progetti diversi tra loro, una evidente volontà di non “tagliare i ponti” con quanto era stato fatto in precedenza, ma al contrario di far propri tutti gli elementi di possibile convergenza, dal mosaico di Berlinguer, alla riforma Moratti, al cacciavite di Fioroni.

Vediamo alcuni di questi elementi di convergenza possibili:

 1) – La riduzione della frontalità e la riconduzione dei periodi di insegnamento a 60’: circa venti anni fa (1992), feci parte di un gruppo di professori di scuola media e università che si batté – invano – contro gli elefantiaci programmi liceali Brocca (34/35h). In quel gruppo c’erano, tra gli altri, il Prof. Carlo Bernardini e l’ispettore Aldo Lo Schiavo. Ritenevo allora, e ritengo tutt’oggi, che un curricolo liceale di tale ampiezza, senza aver mutato l’approccio didattico (prevalenza delle lezione frontale) fosse insostenibile e che si trattasse ancora una volta di un modello di scuola, per dirla all’inglese, fatta per gli shareholder più che per gli stakeholder, concepita cioè più per gli insegnanti che per gli studenti.

 2) – La confluenza ad ordinamento delle sperimentazioni: anche a tale proposito, diversi lustri addietro, ho scritto su piccoli e inascoltati giornali di politica scolastica (mi piace qui ricordare la “Voce del CNADSI” diretto dalla Prof. Rita Calderini) sulla assurdità di promuovere e praticare sperimentazioni senza mai preoccuparsi di tirare le somme, di verificarne cioè i risultati. “Sperimentare” in ambito scientifico vuol dire “provare e riprovare”, cioè a dire osservare, misurare e valutare i risultati dell’esperimento, per decidere se continuarlo o no e se o dove correggerne le inefficienze. Ha prevalso invece negli anni una incontrollata prassi meramente additiva e senza effettivi e rigorosi controlli di qualità. Così siamo giunti alle centinaia di sperimentazioni, ormai fuori del controllo dello stesso MIUR.

 3) – La riduzione degli indirizzi: anche in questo caso era diventato necessario semplificare e razionalizzare gli indirizzi e gli esiti in uscita delle centinaia filiere della scuola italiana, concresciute nel tempo e, ancora una volta,  senza specifici controlli di congruità.

4) – Il riproporzionamento della spesa del MIUR tra spesa corrente e spese per la ricerca e la formazione a vantaggio di queste ultime e del rapporto tra qualità e quantità della spesa:  su

Il Sole 24 ore di qualche tempo fa,  Moses Naim ragionava “dell’altra crisi mondiale”, quella a cui si presta poca attenzione e molte dichiarazioni di principio e che si manifesta in una generale perdita di efficacia dei sistemi scolastici ed educativi dell’occidente e affermava giustamente che non bisogna ancorare la spesa assoluta alla qualità. Parlando degli Stati Uniti, Naim sottolineava che non si trattava tanto di accrescere gli investimenti nel settore, dato che nel venticinquennio 1980-2005 tali investimenti sono aumentati di oltre il 70% (sempre negli USA) senza per questo riuscire ad arrestare il declino nell’apprendimento delle conoscenze di base in tutti i settori disciplinari, quanto di investire meglio. In Europa, addirittura, a fronte di un aumento della spesa per l’istruzione si è rilevato, tra il 2000 e il 2006, un declino della literacy e della numeracy (leggere, scrivere e far di conto, per dirla in maniera rozza, ma più comprensibile) in numerosi paesi ricchi (Finlandia e pochissimi altri esclusi). Dunque, per dirla in sintesi, meno spesa corrente (oggi ben oltre il 90% del totale), più spesa per investire nella ricerca, nel miglioramento delle attrezzature e degli ambienti di lavoro, nella valorizzazione delle professionalità della scuola.

 Perché un’occasione perduta?

 1) – Nel riordino gelminiano la riduzione delle ore frontali ha preso caratteri di estrema rigidità con l’inamovibile  binomio 27h al biennio(orario inferiore a quello della scuola media),/31-30h al triennio  costringendo la Cabina di regia del volenteroso Prof.Max Bruschi a fare le capriole per cercare di ottenere la quadratura del cerchio. Tale rigidità ha peraltro vanificato l’uso della conclamata percentuale di flessibilità a disposizione delle scuole, che non sono state messe nelle condizioni, di fatto, di poter riattivare i percorsi curricolari che più successo hanno avuto negli precedenti (il PNI o la storia dell’arte fin dalla IV ginnasio per il classico, tanto per fare un esempio);

 2) – Sperimentazioni: la potatura era necessaria, la deforestazione no. Si è passati dal tutto va bene al tutto va male. Si è chiusa la porta in faccia ad un’enorme massa di esperienze positive che con grande professionalità ed enormi sforzi volontaristici, la scuola italiana è riuscita a sviluppare in questi ultimi anni, vanificando in tal modo quel tanto di buono che poteva provenire da alcune sperimentazioni, ad esempio, con curricolo a 30h per l’intero quinquennio (la sperimentazione cosiddetta dell’ “Autonomia” che, in altre circostanze, sarebbe potuta andare tranquillamente a regime)

 3) – Riduzione del numero di indirizzi: il nuovo impianto dei licei in realtà finisce per accrescerlo: formalmente 6, sono in realtà 13. Senza contare che, in mancanza di una chiara regolamentazione, il rischio anarchia e moltiplicazione dei percorsi esiste ancora, come conseguenza di una non governata autonomia delle singole scuole, alle quali, sulla carta,  si dà la facoltà di variare il curricolo ordinamentale fino a 9 h per settimana.

 4)Nuovo rapporto tra spesa corrente e spesa per la ricerca, la formazione e il riconoscimento della qualità dell’impegno del personale:  qui si è assistito non già ad una riqualificazione della spesa, ma a un mero depauperamento generale delle risorse della scuola (vedi l’art. 64 della Legge 133), alla quale verranno sottratti – al netto della restituzione promessa del 30% – oltre 5 miliardi di euro in tre anni. Quindi, se è vero che spendere molto non è garanzia di qualità, non si può neppure adoperare il  falso sillogismo secondo il quale spendere meno accresce la qualità! Qualche risorsa si poteva forse recuperare prevedendo di allineare l’uscita dei nostri studenti con quelli dell’Europa, che continuano ad essere avvantaggiati di un anno nel loro percorso scolastico pre-universitario.

 Il riordino si è quindi rivelato un amalgama mal riuscito di positive intuizioni e negative realizzazioni. Ancora una volta la scuola, al di là delle belle frasi di circostanza, è stata mero strumento per raggiungere altri fini: se un tempo essa è stata anche un ammortizzatore sociale per dar lavoro ai nuovi ceti di “intellettuali con funzione sociale diffusa” (definizione degli insegnanti alla metà degli ani ’70), oggi è diventata il ventre molle in cui affondare facilmente la lama del risparmio di bilancio,  seguendo peraltro una bizzarra interpretazione del principio di  sussidiarietà, per cui sono i cittadini che devono venire in soccorso dello stato e non vice versa. (vedi la questione dei crediti vantati dalle scuole nei confronti dell’Amministrazione centrale).

Le responsabilità di tutto ciò non possono essere attribuite solo a questo governo. Esse sono molteplici, risalgono indietro nel tempo e si pongono in continuità, a dispetto dei diversi schieramenti. L’occasione perduta? Non aver saputo o potuto declinare e attuare con il dovuto equilibrio e la dovuta gradualità quei punti forti e condivisi che avrebbero finalmente restituito alla scuola italiana una profilo di autentica qualità e una chiara prospettiva di sviluppo futuro.

Ancora sul riordino dei licei

giovedì, 11 marzo 2010

Rispetto all’ultimo intervento di dicembre 2009 segnalo alcune variazioni importanti, anche se non tali da mutare nei fondamenti l’impianto dei due indirizzi liceali dell’Aristofane, che sono stati ufficialmente attribuiti alla nostra scuola (vedi www.istruzione.it alla home-page “cerca la scuola” )

Si tratta, a mio parere, di modifiche in qualche misura migliorative e che interessano sia l’indirizzo  classico che quello linguistico. In particolare:

- per il liceo classico:

1. – viene introdotto l’insegnamento delle scienze nel biennio. E’ una novità assoluta e risponde alla necessità di completamento dell’obbligo e che quindi si pone in continuità con la scuola media. Senza contare che le prove OCSE PISA e INVALSI prevedono l’accertamento delle competenze sull’asse delle scienze nel secondo anno di scuola superiore e quindi un’esclusione di tale disciplina dal curricolo del primo biennio avrebbe danneggiato gli studenti del liceo classico. Le 2 ore destinate alle scienze sono state sottratte, ferma restando la ferrea logica delle  27/31 ore di curricolo, all’italiano (4 ore invece di 5) e alla storia e geografia, ora raggruppate in un unico blocco da 3 ore.

2. – viene portato a 3 ore l’orario settimanale di lingua inglese anche nel triennio. L’ora viene sottratta a scienze, che da tre passa a due in ciascun anno del triennio.

per il liceo linguistico:

1. – lo studio della terza lingua inizia fin dal primo anno di corso, sostanzialmente a scapito del latino (ora con 2 ore settimanali), raggruppando anche in questo caso le ore storia e geografia in un unico bocco di 3 ore e modulando diversamente gli orari delle tre lingue.

Per il resto dell’iter applicativo del riordino non ci resta che attendere lo scadere del termine delle iscrizioni alle classi prime (27 marzo). Dopo quella data, ma non prima della metà di aprile, ne sapremo di più sulle dotazioni di organico dei docenti e sulla possibile, concreta configurazione dei nuovi corsi.

I nuovi licei

mercoledì, 9 dicembre 2009

Riprendo dopo diverso tempo il filo dei nostri ragionamenti e su un tema di rilevantissima importanza, quella della “Riforma” della scuola secondaria superiore e segnatamente dei licei.

Causa dell’attesa è stata la speranza di poter acquisire dati certi sulla configurazione dei nuovi licei, così da discuterne assieme a ragion veduta.

A questo punto però, dato il prolungarsi della “fase istruttoria” ritengo comunque opportuno fare il punto della situazione, con le informazioni in mio possesso e con quanto si può utilmente reperire sul sito del MIUR (www.istruzione.it alla voce “Costruire i nuovi licei”) e altrove sulla rete.

Partiamo da quanto sembra ormai assodato:

-         quella che viene impropriamente chiamata “riforma” è in realtà, nelle stesse carte del Ministero una “revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei” cioè a dire in buona sostanza una “riduzione” delle ore curricolari per tutti gli indirizzi di studio;

-         tutte le sperimentazioni che hanno caratterizzato la scuola superiore italiana in questi ultimi anni saranno abolite;

-         ci sarà una forte semplificazione degli indirizzi di studio (da 396 indirizzi sperimentali e 51 progetti assistiti si passerà a sei licei;

-         sarà introdotta una nuova ripartizione del percorso liceale, suddiviso in due bienni e un anno finale. In particolare, il primo biennio concorrerà all’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Saranno introdotte in ordinamento:

-         la lingua straniera moderna nel triennio del liceo classico;

-         l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua veicolare non italiana.

In termini quantitativi, il curricolo del liceo classico sarà di 27 ore nel primo biennio e di 31 ore nel secondo biennio e nell’anno finale, mentre per il nuovo liceo linguistico il monte-ore del secondo biennio e dell’anno finale sarà di 30

Ancora non del tutto chiarita la questione del cosiddetto “curricolo locale”, cioè a dire la facoltà che è data alle istituzioni scolastiche autonome di disporre di un 20% – 30% di possibili variazioni rispetto al curricolo nazionale, ma senza l’impiego di ulteriori risorse.

La distribuzione delle discipline all’interno delle ore curricolari del liceo classico, secondo il quadro proposto dallo schema di regolamento, è il seguente:

Materia/anno

1

2

3

4

5

Italiano

5

5

4

4

4

Latino

5

5

4

4

4

Greco

4

4

3

3

3

Storia

2

2

3

3

3

Geografia

2

2

Filosofia

3

3

3

Matematica

3

3

2

2

2

Fisica

2

2

2

Scienze

3

3

3

Arte

2

2

2

Lingua stran.

3

3

2

2

2

Ed.fisica

2

2

2

2

2

Religione/MA

1

1

1

1

1

Per il liceo linguistico si prevede:

Materia/anno

1

2

3

4

5

Italiano

4

4

4

4

4

Latino

3

3

I lingua str.

4

4

3

3

4

II lingua str.

4

4

3

3

4

III lingua str.

5

5

4

Storia

2

2

3

3

3

Geografia

2

2

Filosofia

2

2

2

Matematica

3

3

3

3

3

Fisica

2

2

Scienze

2

2

2

Arte

2

2

2

Ed.fisica

2

2

2

2

2

Religione/MA

1

1

1

11

1

Come varierà nell’offerta formativa dell’Aristofane, all’applicazione della revisione dei curricoli dall’a.s. 2010-2011 al solo primo anno del primo biennio:

Per il liceo classico:

-         scompariranno le c.d. minisperimentazioni attualmente attivate nel curricolo ordinamentale (PNI, storia dell’arte al ginnasio, II lingua straniera, diritto)

-         diminuiranno le ore di inglese al triennio (da 3 a 2)

Per il liceo linguistico:

-         ci sarà una forte riduzione delle discipline scientifiche al biennio (da 10h complessive a 5)

-         scompariranno dal curricolo del primo biennio il diritto e la storia dell’arte, mentre fisica si recupererà (parzialmente) nel secondo anno del secondo biennio e nell’anno finale;

-         non ci sarà più la compresenza tra docente e conversatore, al quale sarà affidata in autonomia una delle ore curricolari destinate alla lingua.

Il MIUR ha aperto un utilissimo – anche se tardivo – forum di confronto sui temi dei nuovi licei, dal quale sono emerse molte voci critiche e preoccupate per l’impatto che la riduzione avrà sia sui livelli di occupazione degli insegnanti che sull’offerta formativa in quanto tale che, in termini di tempo-scuola, risulterà decisamente impoverita.

Quanto a noi, dovremo prestare la massima attenzione alla costruzione del Piano dell’Offerta Formativa per l’a.s. 2010-2011, che non potrà non rispondere al nuovo contesto liceale, che verrà precisato in maniera definitiva attorno alla metà di gennaio prossimo.

La crisi della scuola nel mondo

giovedì, 22 ottobre 2009

Da meditare, l’ articolo di Moises Naim, comparso sul “Il Sole 24 Ore” di domenica 18 ottobre scorso e dal titolo “Educazione disastrata la peggiore delle crisi”.

Vi si tratta “dell’altra crisi mondiale”, quella a cui si presta poca attenzione e molte dichiarazioni di principio e che si manifesta in una generale perdita di efficacia dei sistemi scolastici ed educativi dell’occidente. Parlando degli Stati Uniti, Naim fa bene a sottolineare che non è solo questione di accrescere gli investimenti nel settore, dato che nel venticinquennio 1980-2005 tali investimenti sono aumentati di oltre il 70% (sempre negli USA) senza per questo riuscire ad arrestare il declino nell’apprendimento delle conoscenze di base in tutti i settori disciplinari.

In Europa, addirittura, a fronte di un aumento della spesa per l’istruzione si è rilevato, tra il 2000 e il 2006, un declino della literacy e della numeracy (leggere, scrivere e far di conto, per dirla all’italiana) in numerosi paesi ricchi (Finlandia esclusa).

Nel nostro continente c’è poi un ulteriore elemento aggravante: mentre negli Stati Uniti il livello superiore dell’istruzione, universitario, resta eccellente, da noi in Europa anche questo declina (tra le prime 100 al mondo vi sono solo tre università francesi).

Stesso quadro nei paesi, come si diceva un tempo, “in via di sviluppo”, nonostante le risorse proporzionalmente ingenti profuse. E tutto ciò mentre in tutte le sedi si indica l’istruzione come l’unico argine all’emarginazione, alla violenza urbana, alla povertà, alla corruzione. Non c’è candidato politico in tutto il globo che non dichiari solennemente di voler fare di più – con l’unica eccezione forse del primo ministro di Singapore, citato da Naim, dove a minori investimenti in campo scolastico corrispondono migliori risultati!

Le soluzioni proposte e attuate sono e sono state le più numerose e le più diverse: aumento dei computers e dei laboratori, meno studenti per classe, docenti meglio pagati, più autonomia degli istituti oppure  maggiore centralizzazione del sistema, aumento o riduzione del tempo-scuola e così via. I risultati appaiono comunque e dovunque deludenti.

Come “deludente” è la chiusa dell’articolo, che non fornisce alcuna prospettiva, se non quella di “pregare che le soluzioni alla crisi finanziaria siano più efficaci di quelle che il mondo ha finora proposto per la sua crisi educativa.”

Il contributo di Moses Naim resta interessante perché toglie il problema della scuola e dell’educazione delle giovani generazioni dal ristretto orizzonte nazionale, su cui lo schiaccia spesso la minuta cronaca politica, per proiettarlo a scala globale.

In Italia le cose non vanno, ma non siamo soli a condividere questa grave criticità. Dunque, mal comune mezzo gaudio? Quali le ragioni di questo smacco planetario?

Tento una riflessione personale, molto schematica:

  1. - quanto sta accadendo ai sistemi educativi occidentali non è accidentale, ma interno ad una logica e a una cultura mercatista, divenuta egemone a danno della politica soprattutto in quest’ultimo quarto di secolo;
  2. – l’abbassamento generale dei livelli dell’istruzione, nonostante gli alti lai che si levano un po’ dappertutto, è purtroppo coerente con gli esiti che ha assunto il fenomeno grandioso e positivo dell’alfabetizzazione di massa, la scommessa parzialmente perduta da chi ne voleva fare un fulcro di emancipazione e non una mera dilatazione della platea di potenziali consumatori;
  3. – i consumatori in quanto tali non hanno bisogno di una cultura critica, ma solo di quel tanto che serve loro per leggere le etichette dei prodotti sui banchi dei supermercati, per interpretare – non sub limine ! – i messaggi pubblicitari, per godere degli spettacoli di intrattenimento televisivi;
  4. –la scuola di massa così realizzata non ha intaccato il meccanismo di formazione delle élites ; al contrario, per molti versi lo ha reso meno democratico in quanto una scuola mediocre, pur se in linea di principio estesa a tutti, fa male a chi vuole crescere e raggiungere status diversi e migliori rispetto alle posizioni di partenza, mentre favorisce l’immobilismo sociale e la selezione per censo.
  5. - i paesi più avanzati sembrano puntare essenzialmente a creare centri di eccellenza e di iperspecializzazione (vedi le università statunitensi, “nutrite” dalle élites studentesche di tutto il mondo);
  6. – le élites, ormai da tempo, non iniziano più a formarsi nel segmento superiore dell’istruzione media, come accadeva da noi un tempo con i licei classico e scientifico. Quel segmento è diventato un modello “generalista”,  un contenitore incaricato di “accogliere” i giovani, tenendoli lontani da un sano principio di realtà ed educandoli ad una virtualità che rischia di essere la loro dimensione esistenziale prevalente;
  7. –Un’Europa che resta centro economico ma che sta diventando periferia politica del globo, difficilmente riuscirà a trovare nel medio periodo le risorse per reagire. Come è accaduto in altre epoche, il fiume della storia sta passando altrove – Cina, India, America del sud.
  8. – Alla scuola italiana ed europea non resta che ritrovare un suo ruolo nella rinnovata attenzione alla persona – che non è una “risorsa umana”! – protagonista del dialogo educativo, abbandonando ogni salvifica speranza in formule e ricette pedagogiche parascientifiche, ricche di tecnicalità, ma spesso labili nei contenuti, oppure nella ricerca di nuove onnicomprensive architetture di sistema (le Riforme).

Ricominciando da lì, forse, la scuola potrà contribuire a tessere di nuovo la tela di una crescita che non dimentichi il perché del progresso.

Considerazioni di inizio anno

giovedì, 10 settembre 2009

All’inizio del nuovo anno scolastico riapriamo questa finestra di dialogo con un saluto a tutta la comunità aristofanina.

La scarsa alimentazione del blog  – l’ultimo inserto risale al maggio scorso – è dipesa essenzialmente dall’attesa che il processo talvolta tumultuoso di cambiamento avviato nella scuola giungesse a qualche risultato certo e consolidato, che potesse cioè essere comunicato  in modo definito e discreto, non sottoposto agli strappi e alle inevitabili deformazioni della stampa e della televisione.

Così è non stato. Diversi nodi sono restati chiusi, alcuni percorsi incompiuti, altri solo prefigurati.

Che anno ci attende? Un anno in cui le novità dovrebbero dispiegarsi in modo evidente e incidere in profondità nella struttura della secondaria italiana.

Al primo posto metterei la riforma ordinamentale di tutto il segmento superiore della scuola (licei, istituti tecnici, istituti professionali) che, a partire dall’anno scolastico 2010-2011, dovrebbe contare mediamente su un curricolo di 30 ore settimanali,  maggiore di quello dei licei tradizionali, minore per diverse delle nostre cosiddette “minisperimentazioni” e soprattutto di tanti indirizzi tecnici e professionali. Nulla di preciso è ancora dato di sapere su come verranno articolati i curricoli (quali le materie, quali il loro peso orario settimanale, quali gli elementi programmatici di riferimento). Né se la riforma investirà solo le classi iniziali o anche alcune di quelle successive (le seconde? Le terze?).

Andrà inoltre perfezionato l’iter che ha portato già nell’anno scolastico trascorso all’introduzione della valutazione del comportamento (si badi bene, non della condotta, che è altra cosa) nel calcolo della media, nonché della preclusione dalla promozione in caso di un 5. Personalmente continuo a ritenere sbagliata in radice questa procedura che obbliga i consigli di classe a sintetizzare in una media numerica unica elementi di diversa natura, dato che il comportamento ben difficilmente può essere ricondotto ad uno statuto disciplinare definito e soprattutto essere valutabile in decimi. Forse bastava tornare al vecchio Giovanni Gentile, il quale escludeva la promozione con il sette (in condotta, stavolta), ma senza che questa facesse media con il greco o la matematica.

Per l’abbandono definitivo del sistema dei debiti scolastici, siamo noi ad aver contratto un “debito di gratitudine” nei confronti del ministro Fioroni che lo ha rimosso e del ministro Gelmini che ne ha determinato la fine. Adesso però dobbiamo rendere più efficiente ed efficace il nuovo protocollo che prevede lo scrutinio finale (a giugno) e lo scrutinio finale integrativo (per noi a settembre). Volendo tracciare un primo, sommario bilancio in proposito, quest’anno abbiamo assistito da un lato ad un aumento delle bocciature e dall’altro all’incremento della qualità dei risultati degli studenti promossi a settembre. Significa che la scuola si è fatta più seria e che esige maggiore impegno di studio? E’probabile. L’importante è però non dimenticare che qualunque decisione/valutazione presa a scuola ha come oggetto l’integrazione e non l’esclusione, il processo dell’ apprendimento e non solo la misurazione del “prodotto finale”.  In questo senso dovremo tutti impegnarci a ridurre le criticità e ad accrescere la motivazione degli studenti durante l’intero arco dell’anno, ponendo l’asticella un poco più in alto del solito, ma fornendo altresì un supporto più continuativo a chi è in difficoltà. Per fare questo però non basta la buona volontà, ma occorrono risorse adeguate (e qui torniamo al solito ritornello!).

L’Aristofane dell’anno scolastico 2009-2010 è più grande rispetto al 2008-2009 in termini di classi (una in più, siamo a quarantasette) e di studenti (siamo ormai ben oltre i mille, con un accresciuto indice di affollamento delle classi, soprattutto nel biennio), ma è rimasto quello che era in termini di aule e di spazi didattici (laboratori e soprattutto l’unica palestra). Speriamo di potere almeno in parte ovviare con i nuovi mezzi tecnici e informatici che compreremo grazie alla Fondazione Roma e con una convenzione con un istituto vicino per quel che riguarda le attività sportive. E’ questione che andrà comunque ripresa e considerata con la massima attenzione.

Un’ultima annotazione che ci incoraggia per il futuro: i ragazzi candidati all’esame di stato sono stati tutti promossi e in circa venti hanno meritato 100/100, di cui ben quatto con la lode. Saremo in grado di consolidare tali lusinghieri livelli in uscita anche per il 2010?

Mi fermo qui e attendo che questi ed altri temi siano proposti alla discussione.

lettera ai genitori

martedì, 19 maggio 2009

Trascrivo qui la lettera che i dirigenti scolastici di oltre duecento scuole del Lazio – tra cui la nostra – raggruppate nella rete ASAL e nella rete delle scuole pubbliche del IV e V Municipio hanno spedito alle famiglie oggi. Attendo commenti.

Approfitto per dire a tutti (docenti, genitori, studenti, personale ATA) che è aperto il questionario di autovalutazione d’Istituto 2008-2009 – area servizi del sito, accessibile con password. Speriamo che le risposte siano più numerose delle consultazioni precedenti, anche perché stavolta sarà possibile una lettura disaggregata dei dati (per classe, genere, sezione, età, ecc.) e quindi più utile.

Ma eccovi il testo della lettera:

 

ASAL Lazio                                              

Rete delle scuole pubbliche del IV  e del V Municipio

 

 

MINISTERO DELL’ ISTRUZIONE,DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO

UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE DI ROMA

Liceo Classico e Linguistico Statale

ARISTOFANE

 

Prot. n. 1869/16

Roma, 19 maggio 2009

                                                                           

A tutti i genitori degli studenti

OGGETTO:

Grave situazione finanziaria della scuola

Gentili genitori,

la scuola frequentata da Suo figlio/a aderisce alla rete di sviluppo delle scuole pubbliche dei Municipi IV e V del Comune di Roma e alla rete ASAL delle scuole del Lazio, mediante le quali si vuole favorire e migliorare il confronto tra dirigenti scolastici, docenti e personale ATA su tematiche di carattere didattico, organizzativo e gestionale, nella convinzione che la scuola costituisca il luogo privilegiato

dell’ educazione e dell’istruzione dei giovani, nonché un’occasione di promozione culturale, sociale e civile per il territorio. Con la presente lettera, che  viene inviata contemporaneamente a migliaia di famiglie di alunni e studenti del Lazio, i Dirigenti scolastici della rete intendono informare sulla situazione attuale e futura delle risorse destinate alla scuola. In particolare, individuano:

Le cause dell’emergenza:

-          A cinque mesi dall’inizio del 2009 non abbiamo avuto neanche un euro per il funzionamento quotidiano delle scuole.

-          Dal corrente anno i fondi per pagare le supplenze sono stati ridotti del 40%.

-          Non abbiamo i soldi per pagare le visite fiscali che sono obbligatorie.

-          Non abbiamo i soldi per i corsi di recupero che sono obbligatori.

-          Le scuole statali italiane devono avere dallo Stato circa un miliardo di euro per spese legittimamente affrontate negli anni passati e mai rimborsate dall’Amministrazione.

-          Circa il 52% degli edifici scolastici del Lazio non ha le certificazioni relative alla sicurezza e le aule sono quasi tutte sovraffollate.

-          A questa situazione si aggiungono i pesanti tagli del personale docente e del personale ATA (bidelli e amministrativi): 3.211 docenti in meno già dal prossimo anno scolastico e parecchie centinaia di bidelli ed amministrativi in meno. Tutto questo nonostante l’aumento degli alunni iscritti.

Le conseguenze sui vostri figli:

·         Scuole costrette ad elemosinare persino la carta igienica e le fotocopie.

·         Alunni che restano senza docente per un gran numero di ore.

·         Forte riduzione del recupero scolastico e dei progetti educativi non finanziati direttamente dai genitori.

·         Azzeramento dell’ora alternativa all’insegnamento della religione nelle scuole medie e alle superiori.

·         Aule chiuse perché inagibili e progressivo aumento del rischio di incidenti.

Siamo convinti che il problema più grave in questo momento sia la scarsa informazione sulle reali condizioni della Scuola Italiana da parte della società civile (e non solo della politica) che fa sì che si investa poco e male nell’istruzione e nella formazione, uniche garanzie per il futuro del Paese. Per cambiare questa situazione abbiamo bisogno di Voi e del Vostro sostegno.

I Dirigenti scolastici delle scuole faranno di tutto per garantire il diritto allo studio e, nello stesso tempo, il contenimento della spesa. Ma nelle attuali condizioni le due cose non sono più conciliabili.

La Scuola è di tutti noi in quanto genitori, cittadini, lavoratori, operatori. E’ importante intervenire prima che sia troppo tardi. Vi invitiamo allora a diffondere questo appello con tutti i mezzi a disposizione, facendo pressione nei confronti dei diversi soggetti coinvolti: Ministero, Comuni, Province, Regione, forze politiche e sindacali. L’Associazione delle Scuole Autonome del Lazio invierà una lettera ai cinque prefetti della regione, in quanto garanti dei servizi pubblici e convocherà un’apposita conferenza stampa.

Grazie fin d’ora per il vostro sostegno.

Il Dirigente Scolastico

Claudio Salone

Questionario di autovalutazione d’istituto (3): risultati e altro

martedì, 20 gennaio 2009

Grazie alla solerzia del nostro webmaster, Giacomo Drago, sono stati  pubblicati sul sito della scuola i risultati del questionario iniziale di autovalutazione d’Istituto. Come ho già avuto modo di dire, si è trattato di un sondaggio preliminare, fatto anche per collaudare la “macchina” e familiarizzare i nuovi iscritti (studenti e genitori) allo strumento di consultazione.

Tuttavia non vi nascondo la mia delusione. Non per i risultati in sé che, al contrario, potrei giudicare lusinghieri sotto tanti, importanti aspetti, ma per la partecipazione davvero molto bassa (56 studenti e 132 genitori su una platea complessiva calcolabile di poco inferiore alle duemila unità). Sarebbe interessante che quantomeno la pattuglia dei coraggiosi che si è espressa offrisse un ulteriore contributo di riflessione in merito. Poca fiducia in questo tipo di consultazione? Sbagliata la formulazione delle domande? Inutile lo stumento, semplice orpello salvacoscienza di una realtà che resterà immutata? Cos’altro?

Quanto a me, presenterò esiti e risultati al prossimo consiglio di Istituto, perché, comunque, se ne traggano considerazioni operative , ivi compreso l’abbandono dell’iniziativa.

Eppure resto convinto che avvicinare famiglie e studenti alle scelte di governo della scuola sia non solo importante, ma necessario. In fondo gli strumenti di contatto on-line dovrebbero facilitare tale avvicinamento, consentendo una forte riduzione di tempi e percorsi.

E’ troppo chiedere ai tanti genitori che  possiedono un collegamento a Internet di fermarsi a riflettere qualche momento, magari la sera, il sabato, la domenica, sulla qualità dell’istituzione a cui hanno affidato l’educazione e l’istruzione della propria figlia o del proprio figlio?

Questa richiesta non ha nulla di ideologico, ma poggia sull’esigenza di un ritorno al dialogo, alla partecipazione, alla condivisione. Oggi infatti non si può dire che la scuola sia governata male. Utinam. Essa non è semplicemente governata. Si ha sempre più la sensazione che si proceda ad horas, per mode culturali, impulsi, spesso  generati da fatti di cronaca, senza un disegno complessivo sottostante, (a parte quello della riduzione delle risorse!)

L’ultimo episodio: la rissa fuori dei cancelli del liceo “Aristotele”. Tanto è bastato perchè la ministra promettesse una task force (to eu leghein to eu phronein!) contro il bullismo e si dichiarasse d’accordo con quelle scuole che decidessero di installare le telecamere nelle classi.

Adesso sono certo che si discuterà su questo tema sul modello dei tanti talk show televisivi, senza approfondire … e senza inorridire di fronte alla sola idea di un ufficio di presidenza trasformato in una cabina di regia con tanto di consolle con monitor aperti a “vigilare” su tutta la scuola.  Lo stesso è accaduto con la reintroduzione (sic!) del voto in condotta: basta poi leggere sul sito del MIUR  il relativo Decreto Ministeriale per capire dove sta il fumo e dove l’arrosto.

Per evitare questi sbalzi umorali e sedare ingiustificati timori (vedrete che per alcuni giorni ci verranno raccontate tutte le nefandezze che vengono commesse nelle scuole italiane, che, facendo di ogni erba un fascio, saranno dipinte come luoghi di perdizione) è necessario ripristinare una sana, quotidiana, silenziosa  routine di buona amministrazione, partecipata e condivisa al massimo grado possibile, pur conservando ciascuno  le proprie prerogative e le proprie responsabilità, da tutta la comunità scolastica.

Possiamo ancora farcela, oppure lo Zeitgeist è talmente forte da consegnarci inevitabilmente all’inattualità?