All’inizio del nuovo anno scolastico, per il quale mi faccio e faccio a tutti i migliori auguri, voglio ringraziare di cuore Irene, Patrizia, Nicoletta, Marco, Spider16, “uno della I E”, Francesco Camplani, Alessandra, Mirella Violanti, che hanno alimentato il nostro colloquio sul blog. I loro suggerimenti, le loro considerazioni, le loro critiche non resteranno senza risposta.
Siamo stati pochi, forse, in una comunità che è potenzialmente costituita da oltre tremila persone, ma gli interventi hanno avuto tutti il merito di centrare questioni di vitale importanza per la scuola italiana in generale e per l’Aristofane in particolare. Spero che la fonte non si inaridisca.
Tento un riassunto per sommi capi, che potrebbe essere una ripartenza, scusandomi se nella sintesi non darò ragione della profondità degli interventi.
La Settimana degli studenti. E’ l’articolo che ha suscitato più commenti e non poteva che essere così, vista l’immediata incidenza dell’iniziativa sulla vita della scuola. Tralascio gli apprezzamenti, che pure mi hanno fatto piacere; mi soffermo sulle note negative, che mi pare convergano nel definire i problemi e avanzino delle proposte su cui bisognerà discutere. Innanzi tutto la lunghezza delle attività, giudicata eccessiva, l’eterogeneità dei corsi, ma in particolare la scarsa integrazione della Settimana nel POF e la scarsa partecipazione dei professori.
Per il futuro: farò mia la proposta di Irene di istituire per tempo un “tavolo organizzativo” con rappresentanti dei docenti, genitori e studenti allo scopo di favorire integrazione ed efficienza nel caso di riproposizione del progetto.
Accolgo altresì la divertente provocazione di Marco, augurandomi che non si giunga all’occupazione, di fronte alla quale, trattandosi di reato, mi troverei costretto ad interrompere ogni dialogo e ad applicare la legge, a tutela di tutti. E rispondo:solitamente credo in quello che dico e anch’io ritengo che i ragazzi debbano sapere che “ciò che si fa a scuola e’ sempre importante: non un gioco”. Credo altresì che il dialogo, la partecipazione, la confidenza reciproca siano ineludibili quando si parla di comunità di persone, molte delle quali impegnate in un processo di crescita che non è mai stato facile, ma che oggi presenta gradi di complessità nuovi e notevoli.
“Le due scuole”: Marco pone una grande, forse eccessiva, fiducia nel “Comandante”, che tale non è. E’ comunque vero che, in mancanza di orizzonti ampi e chiari, dobbiamo “accontentarci” di gestire al meglio la nostra quotidianità e a questo cercherò di dedicarmi, con il contributo di tutti. Chiamando, se mi riesce, le famiglie ad esprimersi più di frequente sulle questioni di maggior rilievo, anche attraverso un utilizzo più esteso dell’area riservata.
Purtroppo, nella sostanza, anche quest’anno iniziamo con un’unica certezza: la diminuzione delle risorse e la persistenza di problemi legati alla qualità e alla sicurezza degli spazi di lavoro. Confido che, su quest’ultimo tema, la Provincia di Roma mantenga quanto ha più volte promesso ed esorto tutti a pazientare se la qualità di alcuni locali non è quella auspicabile. Dopo mesi di pressanti richieste ho avuto formale promessa di un intervento in tempi brevi.
Avremo classi iniziali più numerose, un’unità di personale ATA in meno e incombenze amministrative e gestionali maggiori e più complesse. Restiamo in attesa della “Riforma” della secondaria superiore o quantomeno di una parola definitiva in merito, che ponga termine ad una vicenda ormai quarantennale (Lutero ha impiegato meno a rivoluzionare l’Orbe cristiano) che ha visto elidersi due leggi dello stato (Berlinguer, Moratti) il susseguirsi di astute strategie di aggiramento (il mosaico berlingueriano e il cacciavite di Fioroni) e soprattutto un’incessante produzione di norme che ha costretto le scuole ad un affannoso lavoro di adeguamento anno dopo anno. All’orizzonte però si vedono solo massicce misure di riduzione delle spese, secondo una tradizione ormai annosa e perniciosa (a titolo di esempio, il finanziamento ordinario ha fatto segnare un -70% in cinque anni). Tutto questo con buona pace degli obiettivi di Lisbona 2010. L’Europa scolastica sembra chiamata in causa solo per confortare l’incremento del rapporto studenti/docenti.
Irene chiede: che cosa qualifica la deontologia degli insegnanti? All’interno del Collegio dei docenti di una scuola, poniamo l’Aristofane, si condivide e, soprattutto, si pratica un’unica visione al riguardo o esistono più scuole di pensiero? Con quali modalità si è arrivati alla definizione di quella bussola o di quelle bussole? Proveremo a rispondere nei fatti a questioni tanto complesse, iniziando da obiettivi minimi di condivisione. Di una bussola ci sarebbe tanto bisogno … se avessimo un nord. Credo che la tanto sbandierata autonomia non debba significare lasciare che le scuole interpretino come meglio possono “lo spirito dei tempi”. Anche in una scuola radicalmente regionalizzata, una rotta nazionale non può essere né elusa, né eliminata, se vogliamo contribuire a mantenere, come è stato nel passato, l’unità del paese.
Mi ha sorpreso l’assenza di commenti sulla novità principale dell’anno: l’abolizione dei debiti formativi e la reintroduzione –surrettizia, per ora, – degli esami di riparazione. A questo proposito sono in grado di tracciare un primo bilancio delle attività complesse e numerose che l’Aristofane ha messo in campo. Abbiamo mobilitato molte energie, soprattutto interne alla scuola, organizzando, nelle due tornate di febbraio-marzo e giugno-luglio (senza contare gli sportelli didattici e gli interventi già posti in essere nei mesi di novembre-dicembre) oltre cento corsi per il recupero delle insufficienze. I risultati finali, a giudizio largamente condiviso dai docenti, sono stati positivi, se non molto positivi in alcuni casi. Gli studenti hanno capito che “la musica è cambiata”, che si chiedeva loro maggiore serietà e continuità nell’impegno e che la scuola era al loro fianco per aiutarli. Certo, trattandosi di un primo anno di applicazione, si sono verificate dispersioni e un’efficacia non sempre soddisfacente delle azioni intraprese. Ma ci ripromettiamo di far tesoro dell’esperienza maturata e di far meglio in futuro. A patto che quest’anno ci dicano per tempo – non a dicembre – su quali e quante risorse possiamo contare, se il ripristino degli esami di riparazione sarà integrale e quali saranno le concrete modalità operative, tali da garantire, pur nell’autonomia di scelta delle scuole, un’uniformità di trattamento per tutti gli studenti . Per parte nostra, abbiamo comunque già iniziato a confrontarci all’interno dei dipartimenti disciplinari, per giungere ad un grado di armonizzazione tra le programmazioni dei diversi docenti che, salvaguardando l’impostazione personale di ciascuna azione didattica, consenta di giungere ad una maggiore condivisione di obiettivi e di metodi.
Sulla questione dell’ Esame di stato: ho già detto la mia sul gustoso e acuto intervento della Prof.ssa Mirella Violanti. In precedenza avevo pubblicato sul sito i risultati delle classi finali della scuola, perché tutti avessero materia su cui riflettere. Nicoletta de Russis coglie nel segno: dovremo capire se le valutazioni ottenute siano lo specchio più o meno fedele del nostro impegno o se, ancora una volta, la formula attuale dell’esame abbia lasciato spazio all’”arbitrio valutativo” delle singole commissioni. In altre parole: se dai risultati dell’esame possiamo trarre un bilancio utile per indirizzare la nostra azione futura o se a farla da padrona è stata la sorte. Certo, amarezza ne ho registrata, soprattutto da parte di chi non ha trovato piena corrispondenza tra il proprio impegno nel corso degli anni e la misurazione di tale impegno in termini numerici conclusivi. Tuttavia il discorso deve avere un respiro più ampio ed è stato oggetto di analisi fin dai primi giorni di scuola, in sede di ogni singolo corso e dei dipartimenti disciplinari.
Per dire la mia in proposito: pur registrando una flessione nei riconoscimenti di eccellenza rispetto all’anno passato, i risultati dell’Aristofane mi paiono ad ogni buon conto più che confortanti, visto che circa la metà dei nostri ragazzi si colloca nella fascia alta delle valutazioni, che va dall’80 al 100.
Sul questionario di autovalutazione e l’attivazione di un’area riservata.
Mi ha fatto piacere l’apprezzamento di Irene per la qualità e il senso della nostra iniziativa. Ritengo infatti che l’autovalutazione d’istituto debba rappresentare un momento fondamentale di crescita e di miglioramento, non tanto e non solo quando evidenzia le positività (cosa che naturalmente non può che farci piacere), ma soprattutto quando mette in luce le criticità del nostro operare.
Mi auguro che l’uso di questo blog si estenda e contribuisca a creare una comunità che trova modi e tempi suoi propri di riflettere sulla scuola in generale e sulla concreta azione svolta dall’Aristofane.