Archivio di novembre 2008

Sicuri a scuola

martedì, 25 novembre 2008

La tragedia di Rivoli, al di là del merito tecnico dell’evento, ha riportato violentemente alla ribalta una situazione difficile, che da troppo tempo subisce i danni di una condotta di governo meramente dilatoria e priva di una strategia di lunga lena. 

Il D.Lgs.626 sulla sicurezza negli ambienti di lavoro ha ormai 14 anni. Per le scuole esso ha sostanzialmente significato un susseguirsi di rinvii nell’applicazione e ha nel contempo prodotto profitti per società e singoli specializzati in consulenza e formazione, una montagna di carte minacciose, ma troppo poco in termini di risanamento e  messa a norma degli edifici scolastici (o quantomeno non nella misura richiesta ad un paese che si colloca tra le prime dieci potenze economiche del globo).

Le ragioni sono diverse. Proviamo ad isolarne alcune:

- i quattrodici anni trascorsi non sono stati certo tra i più floridi per l’economia italiana, alle prese con un debito pubblico abnorme e non più sostenibile all’indomani della caduta del muro di Berlino e dell’estendersi della globalizzazione e hanno visto inesorabilmente e fortemente assottigliarsi le risorse per gli investimenti di struttura nel settore dei servizi pubblici;

- la farraginosità delle procedure burocratiche e l’evidente inefficacia dei centri di spesa (Comuni e Province) riescono a impedire che si impieghino in tempi ragionevolmente brevi anche i pur scarsi finanziamenti previsti (ad esempio, esiste una delibera provinciale che data dal 2005 con  cui si stanzia per l’Aristofane una somma molto consistente, destinata a lavori di radicale ristrutturazione e messa a norma della scuola: ebbene, a tre anni di distanza, nonostante le richieste e i solleciti, non si conosce neppure la tempistica dell’intervento);

- la “naturale” allergia italiana per la programmazione e per la buona, sana, silenziosa, ordinaria amministrazione (secondo il detto immortale di Leo Longanesi, “Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione”!) ci induce ad intervenire solo in angustiis, quando cioè le situazioni sono già largamente compromesse e con procedure solo straordinarie (vedi l’immondizia in Campania);

Tra qualche giorno, di Rivoli e della “tragica fatalità” che ucciso un ragazzo di 17 anni in un’aula scolastica non si parlerà più. La condizione delle scuole resterà immutata?

Per quanto ci riguarda, la condizione delle nostre strutture ediizie non è critica. Gli edifici dell’Aristofane hanno un disegno architettonico molto originale, senza sopraelevazioni, con volumi semplici dislocati sul fianco della collina e circondati da un’ampia zona verde. Non tutto però va come dovrebbe: i lastrici solari sono inflitrati in più punti dalle acque piovane e andrebbero tutti rifatti (non rattoppati!), assieme agli intonaci dei soffitti, come pure gli infissi e la pavimentazione, ormai usurata in diverse zone. I servizi igienici, peraltro sottoposti di recente ad una parziale ristrutturazione, andrebbero definitivamente tutti risistemati e, se del caso, rifatti anch’essi integralmente. Non è stata ancora completamente portata a termine la divisione di competenze e di percorsi tra la parte comunale (asilo) e la parte provinciale (liceo) della succursale. Si tratta dunque di lavori importanti, ma non impossibili a sostenersi e ad attuarsi a breve, medio termine (1 anno?), considerando le risorse già esistenti e destinate allo scopo di cui dicevo poc’anzi.

Avanzo una proposta semplice: perché i fondi di cui si parla (500 milioni, diceva Bertolaso qualche giorno fa) non vengono affidati direttamente anche alle scuole autonome, dando loro la possibilità di bandire gare di appalto per lavori quantomeno, diciamo, fino all’importo di 100.000 € ? Sono certo che talune situazioni non particolarmente drammatiche potrebbero essere immediatamente sanate. Inoltre, avvicinando i centri di spesa alle attività finanziate si otterrebbero: una molto maggiore celerità nell’assegnazione dei lavori, la cessazione di ogni pratica, sempre dannosa, di subbappalto e soprattutto un  controllo diretto – oggi impossibile –  degli utenti (personale, docenti, studenti) sulla qualità e sui tempi degli interventi. In buona sostanza si incrementerebbero sensibilmente tutte e tre le “E” (efficacia, efficienza ed economicità).

Una volta si diceva: “il problema è politico”. Temo che sia ancora oggi così.