Un’occasione perduta

9 aprile 2010

 Le varie definizioni dell’attuale fase di riordino dei licei si sono collocate in un punto qualsiasi tra due opposte visioni: quella che lo interpreta come una “riforma epocale” (il ministro Gelmini) e quella che parla invece di “taglio epocale” (l’on.le Bersani). Personalmente direi ci troviamo di fronte ad un’epocale occasione perduta.

Il momento per attuare una riforma ampiamente condivisa si presentava infatti favorevole come mai era stato in passato; gli ultimi dieci anni hanno visto infatti, pur nel succedersi di progetti diversi tra loro, una evidente volontà di non “tagliare i ponti” con quanto era stato fatto in precedenza, ma al contrario di far propri tutti gli elementi di possibile convergenza, dal mosaico di Berlinguer, alla riforma Moratti, al cacciavite di Fioroni.

Vediamo alcuni di questi elementi di convergenza possibili:

 1) – La riduzione della frontalità e la riconduzione dei periodi di insegnamento a 60’: circa venti anni fa (1992), feci parte di un gruppo di professori di scuola media e università che si batté – invano – contro gli elefantiaci programmi liceali Brocca (34/35h). In quel gruppo c’erano, tra gli altri, il Prof. Carlo Bernardini e l’ispettore Aldo Lo Schiavo. Ritenevo allora, e ritengo tutt’oggi, che un curricolo liceale di tale ampiezza, senza aver mutato l’approccio didattico (prevalenza delle lezione frontale) fosse insostenibile e che si trattasse ancora una volta di un modello di scuola, per dirla all’inglese, fatta per gli shareholder più che per gli stakeholder, concepita cioè più per gli insegnanti che per gli studenti.

 2) – La confluenza ad ordinamento delle sperimentazioni: anche a tale proposito, diversi lustri addietro, ho scritto su piccoli e inascoltati giornali di politica scolastica (mi piace qui ricordare la “Voce del CNADSI” diretto dalla Prof. Rita Calderini) sulla assurdità di promuovere e praticare sperimentazioni senza mai preoccuparsi di tirare le somme, di verificarne cioè i risultati. “Sperimentare” in ambito scientifico vuol dire “provare e riprovare”, cioè a dire osservare, misurare e valutare i risultati dell’esperimento, per decidere se continuarlo o no e se o dove correggerne le inefficienze. Ha prevalso invece negli anni una incontrollata prassi meramente additiva e senza effettivi e rigorosi controlli di qualità. Così siamo giunti alle centinaia di sperimentazioni, ormai fuori del controllo dello stesso MIUR.

 3) – La riduzione degli indirizzi: anche in questo caso era diventato necessario semplificare e razionalizzare gli indirizzi e gli esiti in uscita delle centinaia filiere della scuola italiana, concresciute nel tempo e, ancora una volta,  senza specifici controlli di congruità.

4) – Il riproporzionamento della spesa del MIUR tra spesa corrente e spese per la ricerca e la formazione a vantaggio di queste ultime e del rapporto tra qualità e quantità della spesa:  su

Il Sole 24 ore di qualche tempo fa,  Moses Naim ragionava “dell’altra crisi mondiale”, quella a cui si presta poca attenzione e molte dichiarazioni di principio e che si manifesta in una generale perdita di efficacia dei sistemi scolastici ed educativi dell’occidente e affermava giustamente che non bisogna ancorare la spesa assoluta alla qualità. Parlando degli Stati Uniti, Naim sottolineava che non si trattava tanto di accrescere gli investimenti nel settore, dato che nel venticinquennio 1980-2005 tali investimenti sono aumentati di oltre il 70% (sempre negli USA) senza per questo riuscire ad arrestare il declino nell’apprendimento delle conoscenze di base in tutti i settori disciplinari, quanto di investire meglio. In Europa, addirittura, a fronte di un aumento della spesa per l’istruzione si è rilevato, tra il 2000 e il 2006, un declino della literacy e della numeracy (leggere, scrivere e far di conto, per dirla in maniera rozza, ma più comprensibile) in numerosi paesi ricchi (Finlandia e pochissimi altri esclusi). Dunque, per dirla in sintesi, meno spesa corrente (oggi ben oltre il 90% del totale), più spesa per investire nella ricerca, nel miglioramento delle attrezzature e degli ambienti di lavoro, nella valorizzazione delle professionalità della scuola.

 Perché un’occasione perduta?

 1) – Nel riordino gelminiano la riduzione delle ore frontali ha preso caratteri di estrema rigidità con l’inamovibile  binomio 27h al biennio(orario inferiore a quello della scuola media),/31-30h al triennio  costringendo la Cabina di regia del volenteroso Prof.Max Bruschi a fare le capriole per cercare di ottenere la quadratura del cerchio. Tale rigidità ha peraltro vanificato l’uso della conclamata percentuale di flessibilità a disposizione delle scuole, che non sono state messe nelle condizioni, di fatto, di poter riattivare i percorsi curricolari che più successo hanno avuto negli precedenti (il PNI o la storia dell’arte fin dalla IV ginnasio per il classico, tanto per fare un esempio);

 2) – Sperimentazioni: la potatura era necessaria, la deforestazione no. Si è passati dal tutto va bene al tutto va male. Si è chiusa la porta in faccia ad un’enorme massa di esperienze positive che con grande professionalità ed enormi sforzi volontaristici, la scuola italiana è riuscita a sviluppare in questi ultimi anni, vanificando in tal modo quel tanto di buono che poteva provenire da alcune sperimentazioni, ad esempio, con curricolo a 30h per l’intero quinquennio (la sperimentazione cosiddetta dell’ “Autonomia” che, in altre circostanze, sarebbe potuta andare tranquillamente a regime)

 3) – Riduzione del numero di indirizzi: il nuovo impianto dei licei in realtà finisce per accrescerlo: formalmente 6, sono in realtà 13. Senza contare che, in mancanza di una chiara regolamentazione, il rischio anarchia e moltiplicazione dei percorsi esiste ancora, come conseguenza di una non governata autonomia delle singole scuole, alle quali, sulla carta,  si dà la facoltà di variare il curricolo ordinamentale fino a 9 h per settimana.

 4)Nuovo rapporto tra spesa corrente e spesa per la ricerca, la formazione e il riconoscimento della qualità dell’impegno del personale:  qui si è assistito non già ad una riqualificazione della spesa, ma a un mero depauperamento generale delle risorse della scuola (vedi l’art. 64 della Legge 133), alla quale verranno sottratti – al netto della restituzione promessa del 30% – oltre 5 miliardi di euro in tre anni. Quindi, se è vero che spendere molto non è garanzia di qualità, non si può neppure adoperare il  falso sillogismo secondo il quale spendere meno accresce la qualità! Qualche risorsa si poteva forse recuperare prevedendo di allineare l’uscita dei nostri studenti con quelli dell’Europa, che continuano ad essere avvantaggiati di un anno nel loro percorso scolastico pre-universitario.

 Il riordino si è quindi rivelato un amalgama mal riuscito di positive intuizioni e negative realizzazioni. Ancora una volta la scuola, al di là delle belle frasi di circostanza, è stata mero strumento per raggiungere altri fini: se un tempo essa è stata anche un ammortizzatore sociale per dar lavoro ai nuovi ceti di “intellettuali con funzione sociale diffusa” (definizione degli insegnanti alla metà degli ani ’70), oggi è diventata il ventre molle in cui affondare facilmente la lama del risparmio di bilancio,  seguendo peraltro una bizzarra interpretazione del principio di  sussidiarietà, per cui sono i cittadini che devono venire in soccorso dello stato e non vice versa. (vedi la questione dei crediti vantati dalle scuole nei confronti dell’Amministrazione centrale).

Le responsabilità di tutto ciò non possono essere attribuite solo a questo governo. Esse sono molteplici, risalgono indietro nel tempo e si pongono in continuità, a dispetto dei diversi schieramenti. L’occasione perduta? Non aver saputo o potuto declinare e attuare con il dovuto equilibrio e la dovuta gradualità quei punti forti e condivisi che avrebbero finalmente restituito alla scuola italiana una profilo di autentica qualità e una chiara prospettiva di sviluppo futuro.

Ancora sul riordino dei licei

11 marzo 2010

Rispetto all’ultimo intervento di dicembre 2009 segnalo alcune variazioni importanti, anche se non tali da mutare nei fondamenti l’impianto dei due indirizzi liceali dell’Aristofane, che sono stati ufficialmente attribuiti alla nostra scuola (vedi www.istruzione.it alla home-page “cerca la scuola” )

Si tratta, a mio parere, di modifiche in qualche misura migliorative e che interessano sia l’indirizzo  classico che quello linguistico. In particolare:

- per il liceo classico:

1. – viene introdotto l’insegnamento delle scienze nel biennio. E’ una novità assoluta e risponde alla necessità di completamento dell’obbligo e che quindi si pone in continuità con la scuola media. Senza contare che le prove OCSE PISA e INVALSI prevedono l’accertamento delle competenze sull’asse delle scienze nel secondo anno di scuola superiore e quindi un’esclusione di tale disciplina dal curricolo del primo biennio avrebbe danneggiato gli studenti del liceo classico. Le 2 ore destinate alle scienze sono state sottratte, ferma restando la ferrea logica delle  27/31 ore di curricolo, all’italiano (4 ore invece di 5) e alla storia e geografia, ora raggruppate in un unico blocco da 3 ore.

2. – viene portato a 3 ore l’orario settimanale di lingua inglese anche nel triennio. L’ora viene sottratta a scienze, che da tre passa a due in ciascun anno del triennio.

per il liceo linguistico:

1. – lo studio della terza lingua inizia fin dal primo anno di corso, sostanzialmente a scapito del latino (ora con 2 ore settimanali), raggruppando anche in questo caso le ore storia e geografia in un unico bocco di 3 ore e modulando diversamente gli orari delle tre lingue.

Per il resto dell’iter applicativo del riordino non ci resta che attendere lo scadere del termine delle iscrizioni alle classi prime (27 marzo). Dopo quella data, ma non prima della metà di aprile, ne sapremo di più sulle dotazioni di organico dei docenti e sulla possibile, concreta configurazione dei nuovi corsi.

I nuovi licei

9 dicembre 2009

Riprendo dopo diverso tempo il filo dei nostri ragionamenti e su un tema di rilevantissima importanza, quella della “Riforma” della scuola secondaria superiore e segnatamente dei licei.

Causa dell’attesa è stata la speranza di poter acquisire dati certi sulla configurazione dei nuovi licei, così da discuterne assieme a ragion veduta.

A questo punto però, dato il prolungarsi della “fase istruttoria” ritengo comunque opportuno fare il punto della situazione, con le informazioni in mio possesso e con quanto si può utilmente reperire sul sito del MIUR (www.istruzione.it alla voce “Costruire i nuovi licei”) e altrove sulla rete.

Partiamo da quanto sembra ormai assodato:

-         quella che viene impropriamente chiamata “riforma” è in realtà, nelle stesse carte del Ministero una “revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei” cioè a dire in buona sostanza una “riduzione” delle ore curricolari per tutti gli indirizzi di studio;

-         tutte le sperimentazioni che hanno caratterizzato la scuola superiore italiana in questi ultimi anni saranno abolite;

-         ci sarà una forte semplificazione degli indirizzi di studio (da 396 indirizzi sperimentali e 51 progetti assistiti si passerà a sei licei;

-         sarà introdotta una nuova ripartizione del percorso liceale, suddiviso in due bienni e un anno finale. In particolare, il primo biennio concorrerà all’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Saranno introdotte in ordinamento:

-         la lingua straniera moderna nel triennio del liceo classico;

-         l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua veicolare non italiana.

In termini quantitativi, il curricolo del liceo classico sarà di 27 ore nel primo biennio e di 31 ore nel secondo biennio e nell’anno finale, mentre per il nuovo liceo linguistico il monte-ore del secondo biennio e dell’anno finale sarà di 30

Ancora non del tutto chiarita la questione del cosiddetto “curricolo locale”, cioè a dire la facoltà che è data alle istituzioni scolastiche autonome di disporre di un 20% – 30% di possibili variazioni rispetto al curricolo nazionale, ma senza l’impiego di ulteriori risorse.

La distribuzione delle discipline all’interno delle ore curricolari del liceo classico, secondo il quadro proposto dallo schema di regolamento, è il seguente:

Materia/anno

1

2

3

4

5

Italiano

5

5

4

4

4

Latino

5

5

4

4

4

Greco

4

4

3

3

3

Storia

2

2

3

3

3

Geografia

2

2

Filosofia

3

3

3

Matematica

3

3

2

2

2

Fisica

2

2

2

Scienze

3

3

3

Arte

2

2

2

Lingua stran.

3

3

2

2

2

Ed.fisica

2

2

2

2

2

Religione/MA

1

1

1

1

1

Per il liceo linguistico si prevede:

Materia/anno

1

2

3

4

5

Italiano

4

4

4

4

4

Latino

3

3

I lingua str.

4

4

3

3

4

II lingua str.

4

4

3

3

4

III lingua str.

5

5

4

Storia

2

2

3

3

3

Geografia

2

2

Filosofia

2

2

2

Matematica

3

3

3

3

3

Fisica

2

2

Scienze

2

2

2

Arte

2

2

2

Ed.fisica

2

2

2

2

2

Religione/MA

1

1

1

11

1

Come varierà nell’offerta formativa dell’Aristofane, all’applicazione della revisione dei curricoli dall’a.s. 2010-2011 al solo primo anno del primo biennio:

Per il liceo classico:

-         scompariranno le c.d. minisperimentazioni attualmente attivate nel curricolo ordinamentale (PNI, storia dell’arte al ginnasio, II lingua straniera, diritto)

-         diminuiranno le ore di inglese al triennio (da 3 a 2)

Per il liceo linguistico:

-         ci sarà una forte riduzione delle discipline scientifiche al biennio (da 10h complessive a 5)

-         scompariranno dal curricolo del primo biennio il diritto e la storia dell’arte, mentre fisica si recupererà (parzialmente) nel secondo anno del secondo biennio e nell’anno finale;

-         non ci sarà più la compresenza tra docente e conversatore, al quale sarà affidata in autonomia una delle ore curricolari destinate alla lingua.

Il MIUR ha aperto un utilissimo – anche se tardivo – forum di confronto sui temi dei nuovi licei, dal quale sono emerse molte voci critiche e preoccupate per l’impatto che la riduzione avrà sia sui livelli di occupazione degli insegnanti che sull’offerta formativa in quanto tale che, in termini di tempo-scuola, risulterà decisamente impoverita.

Quanto a noi, dovremo prestare la massima attenzione alla costruzione del Piano dell’Offerta Formativa per l’a.s. 2010-2011, che non potrà non rispondere al nuovo contesto liceale, che verrà precisato in maniera definitiva attorno alla metà di gennaio prossimo.

La crisi della scuola nel mondo

22 ottobre 2009

Da meditare, l’ articolo di Moises Naim, comparso sul “Il Sole 24 Ore” di domenica 18 ottobre scorso e dal titolo “Educazione disastrata la peggiore delle crisi”.

Vi si tratta “dell’altra crisi mondiale”, quella a cui si presta poca attenzione e molte dichiarazioni di principio e che si manifesta in una generale perdita di efficacia dei sistemi scolastici ed educativi dell’occidente. Parlando degli Stati Uniti, Naim fa bene a sottolineare che non è solo questione di accrescere gli investimenti nel settore, dato che nel venticinquennio 1980-2005 tali investimenti sono aumentati di oltre il 70% (sempre negli USA) senza per questo riuscire ad arrestare il declino nell’apprendimento delle conoscenze di base in tutti i settori disciplinari.

In Europa, addirittura, a fronte di un aumento della spesa per l’istruzione si è rilevato, tra il 2000 e il 2006, un declino della literacy e della numeracy (leggere, scrivere e far di conto, per dirla all’italiana) in numerosi paesi ricchi (Finlandia esclusa).

Nel nostro continente c’è poi un ulteriore elemento aggravante: mentre negli Stati Uniti il livello superiore dell’istruzione, universitario, resta eccellente, da noi in Europa anche questo declina (tra le prime 100 al mondo vi sono solo tre università francesi).

Stesso quadro nei paesi, come si diceva un tempo, “in via di sviluppo”, nonostante le risorse proporzionalmente ingenti profuse. E tutto ciò mentre in tutte le sedi si indica l’istruzione come l’unico argine all’emarginazione, alla violenza urbana, alla povertà, alla corruzione. Non c’è candidato politico in tutto il globo che non dichiari solennemente di voler fare di più – con l’unica eccezione forse del primo ministro di Singapore, citato da Naim, dove a minori investimenti in campo scolastico corrispondono migliori risultati!

Le soluzioni proposte e attuate sono e sono state le più numerose e le più diverse: aumento dei computers e dei laboratori, meno studenti per classe, docenti meglio pagati, più autonomia degli istituti oppure  maggiore centralizzazione del sistema, aumento o riduzione del tempo-scuola e così via. I risultati appaiono comunque e dovunque deludenti.

Come “deludente” è la chiusa dell’articolo, che non fornisce alcuna prospettiva, se non quella di “pregare che le soluzioni alla crisi finanziaria siano più efficaci di quelle che il mondo ha finora proposto per la sua crisi educativa.”

Il contributo di Moses Naim resta interessante perché toglie il problema della scuola e dell’educazione delle giovani generazioni dal ristretto orizzonte nazionale, su cui lo schiaccia spesso la minuta cronaca politica, per proiettarlo a scala globale.

In Italia le cose non vanno, ma non siamo soli a condividere questa grave criticità. Dunque, mal comune mezzo gaudio? Quali le ragioni di questo smacco planetario?

Tento una riflessione personale, molto schematica:

  1. - quanto sta accadendo ai sistemi educativi occidentali non è accidentale, ma interno ad una logica e a una cultura mercatista, divenuta egemone a danno della politica soprattutto in quest’ultimo quarto di secolo;
  2. – l’abbassamento generale dei livelli dell’istruzione, nonostante gli alti lai che si levano un po’ dappertutto, è purtroppo coerente con gli esiti che ha assunto il fenomeno grandioso e positivo dell’alfabetizzazione di massa, la scommessa parzialmente perduta da chi ne voleva fare un fulcro di emancipazione e non una mera dilatazione della platea di potenziali consumatori;
  3. – i consumatori in quanto tali non hanno bisogno di una cultura critica, ma solo di quel tanto che serve loro per leggere le etichette dei prodotti sui banchi dei supermercati, per interpretare – non sub limine ! – i messaggi pubblicitari, per godere degli spettacoli di intrattenimento televisivi;
  4. –la scuola di massa così realizzata non ha intaccato il meccanismo di formazione delle élites ; al contrario, per molti versi lo ha reso meno democratico in quanto una scuola mediocre, pur se in linea di principio estesa a tutti, fa male a chi vuole crescere e raggiungere status diversi e migliori rispetto alle posizioni di partenza, mentre favorisce l’immobilismo sociale e la selezione per censo.
  5. - i paesi più avanzati sembrano puntare essenzialmente a creare centri di eccellenza e di iperspecializzazione (vedi le università statunitensi, “nutrite” dalle élites studentesche di tutto il mondo);
  6. – le élites, ormai da tempo, non iniziano più a formarsi nel segmento superiore dell’istruzione media, come accadeva da noi un tempo con i licei classico e scientifico. Quel segmento è diventato un modello “generalista”,  un contenitore incaricato di “accogliere” i giovani, tenendoli lontani da un sano principio di realtà ed educandoli ad una virtualità che rischia di essere la loro dimensione esistenziale prevalente;
  7. –Un’Europa che resta centro economico ma che sta diventando periferia politica del globo, difficilmente riuscirà a trovare nel medio periodo le risorse per reagire. Come è accaduto in altre epoche, il fiume della storia sta passando altrove – Cina, India, America del sud.
  8. – Alla scuola italiana ed europea non resta che ritrovare un suo ruolo nella rinnovata attenzione alla persona – che non è una “risorsa umana”! – protagonista del dialogo educativo, abbandonando ogni salvifica speranza in formule e ricette pedagogiche parascientifiche, ricche di tecnicalità, ma spesso labili nei contenuti, oppure nella ricerca di nuove onnicomprensive architetture di sistema (le Riforme).

Ricominciando da lì, forse, la scuola potrà contribuire a tessere di nuovo la tela di una crescita che non dimentichi il perché del progresso.

Considerazioni di inizio anno

10 settembre 2009

All’inizio del nuovo anno scolastico riapriamo questa finestra di dialogo con un saluto a tutta la comunità aristofanina.

La scarsa alimentazione del blog  – l’ultimo inserto risale al maggio scorso – è dipesa essenzialmente dall’attesa che il processo talvolta tumultuoso di cambiamento avviato nella scuola giungesse a qualche risultato certo e consolidato, che potesse cioè essere comunicato  in modo definito e discreto, non sottoposto agli strappi e alle inevitabili deformazioni della stampa e della televisione.

Così è non stato. Diversi nodi sono restati chiusi, alcuni percorsi incompiuti, altri solo prefigurati.

Che anno ci attende? Un anno in cui le novità dovrebbero dispiegarsi in modo evidente e incidere in profondità nella struttura della secondaria italiana.

Al primo posto metterei la riforma ordinamentale di tutto il segmento superiore della scuola (licei, istituti tecnici, istituti professionali) che, a partire dall’anno scolastico 2010-2011, dovrebbe contare mediamente su un curricolo di 30 ore settimanali,  maggiore di quello dei licei tradizionali, minore per diverse delle nostre cosiddette “minisperimentazioni” e soprattutto di tanti indirizzi tecnici e professionali. Nulla di preciso è ancora dato di sapere su come verranno articolati i curricoli (quali le materie, quali il loro peso orario settimanale, quali gli elementi programmatici di riferimento). Né se la riforma investirà solo le classi iniziali o anche alcune di quelle successive (le seconde? Le terze?).

Andrà inoltre perfezionato l’iter che ha portato già nell’anno scolastico trascorso all’introduzione della valutazione del comportamento (si badi bene, non della condotta, che è altra cosa) nel calcolo della media, nonché della preclusione dalla promozione in caso di un 5. Personalmente continuo a ritenere sbagliata in radice questa procedura che obbliga i consigli di classe a sintetizzare in una media numerica unica elementi di diversa natura, dato che il comportamento ben difficilmente può essere ricondotto ad uno statuto disciplinare definito e soprattutto essere valutabile in decimi. Forse bastava tornare al vecchio Giovanni Gentile, il quale escludeva la promozione con il sette (in condotta, stavolta), ma senza che questa facesse media con il greco o la matematica.

Per l’abbandono definitivo del sistema dei debiti scolastici, siamo noi ad aver contratto un “debito di gratitudine” nei confronti del ministro Fioroni che lo ha rimosso e del ministro Gelmini che ne ha determinato la fine. Adesso però dobbiamo rendere più efficiente ed efficace il nuovo protocollo che prevede lo scrutinio finale (a giugno) e lo scrutinio finale integrativo (per noi a settembre). Volendo tracciare un primo, sommario bilancio in proposito, quest’anno abbiamo assistito da un lato ad un aumento delle bocciature e dall’altro all’incremento della qualità dei risultati degli studenti promossi a settembre. Significa che la scuola si è fatta più seria e che esige maggiore impegno di studio? E’probabile. L’importante è però non dimenticare che qualunque decisione/valutazione presa a scuola ha come oggetto l’integrazione e non l’esclusione, il processo dell’ apprendimento e non solo la misurazione del “prodotto finale”.  In questo senso dovremo tutti impegnarci a ridurre le criticità e ad accrescere la motivazione degli studenti durante l’intero arco dell’anno, ponendo l’asticella un poco più in alto del solito, ma fornendo altresì un supporto più continuativo a chi è in difficoltà. Per fare questo però non basta la buona volontà, ma occorrono risorse adeguate (e qui torniamo al solito ritornello!).

L’Aristofane dell’anno scolastico 2009-2010 è più grande rispetto al 2008-2009 in termini di classi (una in più, siamo a quarantasette) e di studenti (siamo ormai ben oltre i mille, con un accresciuto indice di affollamento delle classi, soprattutto nel biennio), ma è rimasto quello che era in termini di aule e di spazi didattici (laboratori e soprattutto l’unica palestra). Speriamo di potere almeno in parte ovviare con i nuovi mezzi tecnici e informatici che compreremo grazie alla Fondazione Roma e con una convenzione con un istituto vicino per quel che riguarda le attività sportive. E’ questione che andrà comunque ripresa e considerata con la massima attenzione.

Un’ultima annotazione che ci incoraggia per il futuro: i ragazzi candidati all’esame di stato sono stati tutti promossi e in circa venti hanno meritato 100/100, di cui ben quatto con la lode. Saremo in grado di consolidare tali lusinghieri livelli in uscita anche per il 2010?

Mi fermo qui e attendo che questi ed altri temi siano proposti alla discussione.

lettera ai genitori

19 maggio 2009

Trascrivo qui la lettera che i dirigenti scolastici di oltre duecento scuole del Lazio – tra cui la nostra – raggruppate nella rete ASAL e nella rete delle scuole pubbliche del IV e V Municipio hanno spedito alle famiglie oggi. Attendo commenti.

Approfitto per dire a tutti (docenti, genitori, studenti, personale ATA) che è aperto il questionario di autovalutazione d’Istituto 2008-2009 – area servizi del sito, accessibile con password. Speriamo che le risposte siano più numerose delle consultazioni precedenti, anche perché stavolta sarà possibile una lettura disaggregata dei dati (per classe, genere, sezione, età, ecc.) e quindi più utile.

Ma eccovi il testo della lettera:

 

ASAL Lazio                                              

Rete delle scuole pubbliche del IV  e del V Municipio

 

 

MINISTERO DELL’ ISTRUZIONE,DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL LAZIO

UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE DI ROMA

Liceo Classico e Linguistico Statale

ARISTOFANE

 

Prot. n. 1869/16

Roma, 19 maggio 2009

                                                                           

A tutti i genitori degli studenti

OGGETTO:

Grave situazione finanziaria della scuola

Gentili genitori,

la scuola frequentata da Suo figlio/a aderisce alla rete di sviluppo delle scuole pubbliche dei Municipi IV e V del Comune di Roma e alla rete ASAL delle scuole del Lazio, mediante le quali si vuole favorire e migliorare il confronto tra dirigenti scolastici, docenti e personale ATA su tematiche di carattere didattico, organizzativo e gestionale, nella convinzione che la scuola costituisca il luogo privilegiato

dell’ educazione e dell’istruzione dei giovani, nonché un’occasione di promozione culturale, sociale e civile per il territorio. Con la presente lettera, che  viene inviata contemporaneamente a migliaia di famiglie di alunni e studenti del Lazio, i Dirigenti scolastici della rete intendono informare sulla situazione attuale e futura delle risorse destinate alla scuola. In particolare, individuano:

Le cause dell’emergenza:

-          A cinque mesi dall’inizio del 2009 non abbiamo avuto neanche un euro per il funzionamento quotidiano delle scuole.

-          Dal corrente anno i fondi per pagare le supplenze sono stati ridotti del 40%.

-          Non abbiamo i soldi per pagare le visite fiscali che sono obbligatorie.

-          Non abbiamo i soldi per i corsi di recupero che sono obbligatori.

-          Le scuole statali italiane devono avere dallo Stato circa un miliardo di euro per spese legittimamente affrontate negli anni passati e mai rimborsate dall’Amministrazione.

-          Circa il 52% degli edifici scolastici del Lazio non ha le certificazioni relative alla sicurezza e le aule sono quasi tutte sovraffollate.

-          A questa situazione si aggiungono i pesanti tagli del personale docente e del personale ATA (bidelli e amministrativi): 3.211 docenti in meno già dal prossimo anno scolastico e parecchie centinaia di bidelli ed amministrativi in meno. Tutto questo nonostante l’aumento degli alunni iscritti.

Le conseguenze sui vostri figli:

·         Scuole costrette ad elemosinare persino la carta igienica e le fotocopie.

·         Alunni che restano senza docente per un gran numero di ore.

·         Forte riduzione del recupero scolastico e dei progetti educativi non finanziati direttamente dai genitori.

·         Azzeramento dell’ora alternativa all’insegnamento della religione nelle scuole medie e alle superiori.

·         Aule chiuse perché inagibili e progressivo aumento del rischio di incidenti.

Siamo convinti che il problema più grave in questo momento sia la scarsa informazione sulle reali condizioni della Scuola Italiana da parte della società civile (e non solo della politica) che fa sì che si investa poco e male nell’istruzione e nella formazione, uniche garanzie per il futuro del Paese. Per cambiare questa situazione abbiamo bisogno di Voi e del Vostro sostegno.

I Dirigenti scolastici delle scuole faranno di tutto per garantire il diritto allo studio e, nello stesso tempo, il contenimento della spesa. Ma nelle attuali condizioni le due cose non sono più conciliabili.

La Scuola è di tutti noi in quanto genitori, cittadini, lavoratori, operatori. E’ importante intervenire prima che sia troppo tardi. Vi invitiamo allora a diffondere questo appello con tutti i mezzi a disposizione, facendo pressione nei confronti dei diversi soggetti coinvolti: Ministero, Comuni, Province, Regione, forze politiche e sindacali. L’Associazione delle Scuole Autonome del Lazio invierà una lettera ai cinque prefetti della regione, in quanto garanti dei servizi pubblici e convocherà un’apposita conferenza stampa.

Grazie fin d’ora per il vostro sostegno.

Il Dirigente Scolastico

Claudio Salone

Questionario di autovalutazione d’istituto (3): risultati e altro

20 gennaio 2009

Grazie alla solerzia del nostro webmaster, Giacomo Drago, sono stati  pubblicati sul sito della scuola i risultati del questionario iniziale di autovalutazione d’Istituto. Come ho già avuto modo di dire, si è trattato di un sondaggio preliminare, fatto anche per collaudare la “macchina” e familiarizzare i nuovi iscritti (studenti e genitori) allo strumento di consultazione.

Tuttavia non vi nascondo la mia delusione. Non per i risultati in sé che, al contrario, potrei giudicare lusinghieri sotto tanti, importanti aspetti, ma per la partecipazione davvero molto bassa (56 studenti e 132 genitori su una platea complessiva calcolabile di poco inferiore alle duemila unità). Sarebbe interessante che quantomeno la pattuglia dei coraggiosi che si è espressa offrisse un ulteriore contributo di riflessione in merito. Poca fiducia in questo tipo di consultazione? Sbagliata la formulazione delle domande? Inutile lo stumento, semplice orpello salvacoscienza di una realtà che resterà immutata? Cos’altro?

Quanto a me, presenterò esiti e risultati al prossimo consiglio di Istituto, perché, comunque, se ne traggano considerazioni operative , ivi compreso l’abbandono dell’iniziativa.

Eppure resto convinto che avvicinare famiglie e studenti alle scelte di governo della scuola sia non solo importante, ma necessario. In fondo gli strumenti di contatto on-line dovrebbero facilitare tale avvicinamento, consentendo una forte riduzione di tempi e percorsi.

E’ troppo chiedere ai tanti genitori che  possiedono un collegamento a Internet di fermarsi a riflettere qualche momento, magari la sera, il sabato, la domenica, sulla qualità dell’istituzione a cui hanno affidato l’educazione e l’istruzione della propria figlia o del proprio figlio?

Questa richiesta non ha nulla di ideologico, ma poggia sull’esigenza di un ritorno al dialogo, alla partecipazione, alla condivisione. Oggi infatti non si può dire che la scuola sia governata male. Utinam. Essa non è semplicemente governata. Si ha sempre più la sensazione che si proceda ad horas, per mode culturali, impulsi, spesso  generati da fatti di cronaca, senza un disegno complessivo sottostante, (a parte quello della riduzione delle risorse!)

L’ultimo episodio: la rissa fuori dei cancelli del liceo “Aristotele”. Tanto è bastato perchè la ministra promettesse una task force (to eu leghein to eu phronein!) contro il bullismo e si dichiarasse d’accordo con quelle scuole che decidessero di installare le telecamere nelle classi.

Adesso sono certo che si discuterà su questo tema sul modello dei tanti talk show televisivi, senza approfondire … e senza inorridire di fronte alla sola idea di un ufficio di presidenza trasformato in una cabina di regia con tanto di consolle con monitor aperti a “vigilare” su tutta la scuola.  Lo stesso è accaduto con la reintroduzione (sic!) del voto in condotta: basta poi leggere sul sito del MIUR  il relativo Decreto Ministeriale per capire dove sta il fumo e dove l’arrosto.

Per evitare questi sbalzi umorali e sedare ingiustificati timori (vedrete che per alcuni giorni ci verranno raccontate tutte le nefandezze che vengono commesse nelle scuole italiane, che, facendo di ogni erba un fascio, saranno dipinte come luoghi di perdizione) è necessario ripristinare una sana, quotidiana, silenziosa  routine di buona amministrazione, partecipata e condivisa al massimo grado possibile, pur conservando ciascuno  le proprie prerogative e le proprie responsabilità, da tutta la comunità scolastica.

Possiamo ancora farcela, oppure lo Zeitgeist è talmente forte da consegnarci inevitabilmente all’inattualità?

Much Ado About Nothing

12 dicembre 2008

Inopinatamente, nel lasso di tempo di poche ore, il volto decisionista della ministra Gelmini è stato sostituito da quello più morbido di Gianni Letta. Risultato: la paralisi. La riforma va avanti, anche se in minima parte, solo per le elementari e per le medie, mentre per le superiori, quest’anno, resta tutto come prima.

Si tratta, nel complesso, di una vicenda alquanto penosa, che ha visto la dissipazione di tempo, di risorse intellettuali, di energie e che si è conclusa non già con una marcia indietro, con il riconoscimento cioè di avere sbagliato tutto, nel merito, nel metodo e nei mezzi, ma con una mera “sospensione”, “al fine di far conoscere, diffondere e approfondire i contenuti dei nuovi [peraltro finora ignoti] percorsi di studio.”

Si potrebbe sostenere che abbiano vinto la resistenza generalizzata al decreto Gelmini sviluppatasi in questi mesi nelle scuole e nelle famiglie e il proverbiale realismo di Letta. Tuttavia, ad avere aperto gli occhi ai responsabili dell’istruzione deve essere stata innanzi tutto l’impossibilità tecnica di dipanare in poche settimane il groviglio degli indirizzi, delle sperimentazioni e degli orari attualmente in vigore nella secondaria superiore e, soprattutto, la consapevolezza che, in un periodo come questo, la cancellazione in tre anni oltre 100.000 posti di lavoro rischiava concretamente di provocare un disastro sociale.

E adesso? Restiamo con l’inutile posticipo del termine per le iscrizioni 2009-2010 al 28 febbraio, che comporterà sicuramente difficoltà e ritardi nelle operazioni successive di definizione degli organici. Né l’anguillesco comunicato della Presidenza del consiglio di ieri, 11 dicembre, sia per quello che dice che per quello che non dice, ci rassicura. Al contrario, ci consegna ancora una volta ad un orizzonte opaco, fatto di nodi irrisolti, di cammini interrotti, di “buchi” di bilancio, sul cui sfondo sarà ancora più difficile progettare seriamente e sul lungo termine il futuro prossimo della nostra scuola.

Questionario di autovalutazione di istituto (2)

11 dicembre 2008

Ringrazio il prof. Michele Passante per la segnalazione e provo a rispondere.

Le argomentazioni di Irene in merito alla valutazione degli insegnanti sono – come sempre, del resto – sensate e condivisibili. Perché allora ostinarsi a cercare indicazioni “reperite in modo non logico”?

Perché in buona sostanza ci troviamo in una fase  largamente sperimentale del mezzo di consultazione di cui stiamo parlando, una fase in cui abbiamo considerato prioritario, pensando soprattutto  agli studenti e alle famiglie entrate all’Aristofane quest’anno, il sollecito avvio/riavvio di un meccanismo ancora poco familiare nella nostra comunità, quale è quello di una valutazione del servizio on-line, con l’utilizzo di password all’interno di un’area riservata. Un meccanismo che avremmo intenzione di espandere ad altri settori; ad esempio, quello delle comunicazioni tra genitori e docenti.

Ciò ha reso necessario agire in tempi brevi e utilizzare schede e items della precedente consultazione.

Si è trattato dunque di perseguire, se si vuole, un “metaobiettivo” più che l’obiettivo di una valutazione “rigorosa” del servizio.

Purtroppo le risposte pervenute finora (80 all’incirca su un potenziale di quasi duemila) ci fanno ben comprendere come sia ancora lunga la via da percorrere e quindi come sia importante, correndo anche il pericolo di muoverci nella famosa notte schellinghiana di cui parla Hegel, avviare un primo contatto semplificato con i nostri potenziali interlocutori. Voglio essere provocatorio: le nostre schede di valutazione non sono troppo generiche, bensì troppo complesse per un approccio valutativo di primo livello come il nostro di oggi. Avremmo dovuto renderle ancora più schematiche e sintetiche. Forse in questo modo avremmo potuto ottenere una partecipazione più ampia, che è, torno a ripetermi, il nostro obiettivo prioritario di prima fase.

Venendo al merito del discorso di Irene e riassumendo: il consiglio di classe dovrebbe essere il soggetto/oggetto della valutazione. Come non essere d’accordo? Nè mi pare si tratti, in questo caso, di rischiare una valutazione “personalizzata”. Esamineremo con attenzione la cosa per il questionario di fine anno.  Sono graditi sugerimenti, anche pratici. Mi permetto tuttavia di dire che, anche qui, dobbiamo procedere per gradus. Già il fatto che la quasi totalità dei consigli di classe della nostra scuola abbiano scelto quest’anno liberamente di avvalersi di un modello analitico comune di programmazione e di una tabella tassonomica condivisa, oltre che, pur se non in tutti i casi, di una tabella sinottica diacronica con la scansione programmatica dei contenuti disciplinari nel corso dell’anno, dimostra un’apprezzabile sensibilità al tema, sensibilità che andrà certo ulteriormente verificata e sviluppata, ma che costituisce un buon punto di partenza.

La valutazione trasparente: ritengo comunque possibile che i genitori ricevano quantomeno l’eco di una prassi didattica, possano cioè sapere se l’insegnante riconsegna i compiti corretti in tempo debito, se spiega i motivi del voto, se distingue tra valutazione formativa e valutazione sommativa (tutti elementi contenuti nella programmazione di classe). Altrimenti abbiamo aggiunto – ed è una novità importante – la casella “non so”. Il numero di “non so” ci farà comprendere molte cose.

Diffusione on-line del documento di programmazione del consiglio di classe: trattandosi di uno strumento tecnico-operativo interno al percorso della classe, non ne vedrei l’utilità, visto che i rappresentanti dei genitori e degli studenti ne sono a conoscenza e lo hanno condiviso. Inoltre sul sito compaiono le programmazioni di dipartimento, che costituiscono l’orizzonte didattico cui riferirsi.

A questo punto, semmai, bisognerebbe riflettere sull’attuale condizione operativa dei consigli di classe e più in generale degli organi collegiali nella scuola; per dirla in sintesi, sullo “Spirito del ’74″, ormai largamente affievolitosi, nella prassi prima e più ancora che nelle proposte di riforma oggi sul tappeto. Un’analisi attenta del disegno di legge Aprea potrebbe essere molto utile.

Infine: quello che posso dire è che continueremo a lavorare perché i dati comunque acquisiti siano davvero utili – soprattutto quelli di “sgradimento” – perché crediamo al valore della partecipazione. Lo faremo anche in modo rozzo, cercando di leggere tra le righe, cogliendo il mood - che non vuol dire una generica media - non stancandoci di dialogare, di osservare, di suggerire, come Irene puntualmente ha fatto, fa e spero continui a fare.

Autovalutazione di Istituto

6 dicembre 2008

Venerdì scorso abbiamo messo in rete, sul sito www.servizi.liceoaristofane.it le schede di autovalutazione d’Istituto riservate ai genitori e agli studenti. Alla compilazione si accede con la password ricevuta in precedenza. Nell’atrio dell’ingresso principale è stata collocata una postazione da cui si potrà accedere all’area riservata.

Si tratta di una prima “consultazione” alla quale speriamo partecipi un campione significativo di utenti, in grado cioè di darci indicazioni precise sulle cose che vanno e, soprattutto, su quelle che non vanno.

Con questo primo sondaggio (che si chiuderà alle 14,00 del 18 dicembre prossimo), al di là dei pur importanti risultati che farà sicuramente emergere e che saranno puntualmente “restituiti” , ci poniamo un ulteriore obiettivo, di medio, lungo termine: quello cioè di familiarizzare tutte le componenti della scuola con quello che ritngo essere un formidabile strumento di governo democratico della scuola, rapido, agile nell’uso, poco dispendioso e soprattutto suscettibile di ampi sviluppi, capace insomma di contribuire a ricreare quella comunità di intenti e di ragioni di cui oggi si sente non poco la mancanza.

Attendo opinioni in proposito.